mercoledì 23 febbraio 2011
Manca solo l'Invidia per completare i volumetti che il Mulino ha dedicato ai sette vizi capitali: infatti, dopo la Superbia, la Gola, l'Accidia, l'Avarizia, e la Lussuria, nel dicembre scorso è uscito l'Ira. La passione furente (pp. 144, euro 14), a firma di Remo Bodei che, dopo aver insegnato per anni alla Scuola Normale Superiore e all'Università di Pisa, attualmente è in cattedra di Filosofia nella University of California, di Los Angeles. «L'ira " scrive Bodei " nasce in genere da un'offesa che si ritiene di aver immeritatamente ricevuto, da una bruciante ferita inferta colpevolmente da altri al nostro amor proprio, alla nostra, talvolta esagerata, autostima». Esiste però anche un'ira «giusta», come quella di Gesù che scaccia i mercanti dal tempio, e la tradizione bimillenaria si divide in due grandi tronconi: uno, di impronta cristiana, che accetta l'ira giusta, ma condanna l'iracondia; l'altro, anche di impronta orientale, che rifiuta ogni tipo di ira e chiede di astenersene del tutto. Bodei compie un interessante percorso culturale attraverso l'«ira globale», che ha basi biologiche come quella degli animali, tra la fuga e l'attacco, per giungere all'ira degli eroi omerici, e poi alla teologia biblica dell'«ira di Dio», e alla posizione cristiana tra ira e perdono. Del resto, già Aristotele aveva giustificato l'ira «se si rivolge alla persona giusta, per giuste ragioni, nella maniera giusta, nel momento giusto e per una giusta durata di tempo», suggerendo, rispetto all'iracondia, la distinzione che sarà di san Tommaso e di Dante. È degli stoici il rifiuto o almeno il controllo dell'ira, con sfumature elitarie, e Bodei dedica un interessante capitolo anche all'ira delle donne, che in Medea trova l'espressione più tragica, mentre autori moderni come Corrado Alvaro e Christa Wolf concedono qualche comprensiva attenuante alla maga che è giunta a uccidere i propri figli per vendicarsi del tradimento di Giasone. I rimedi fanno appello alla generosità e alla riconciliazione, dato che gli scatti dell'iracondo derivano da mancanza di intima sicurezza, che induce a scambiare l'offesa specifica, parziale, con la minaccia alla totalità del proprio essere o con la sua integrale messa in discussione: «Chi cerca di non adirarsi affatto, o chi si adira di meno e per ragioni più sostanziose " conclude Bodei " ha imparato che, dotandosi di una personalità più salda e ben temperata, l'offesa non lo scalfisce se non in maniera parziale o superficiale, senza coinvolgerlo per intero ed eroderne l'autostima». I moralisti cattolici distinguono l'ira-passione, ossia la spinta a reagire dell'appetito sensitivo, e l'ira non passionale, cioè la tendenza della volontà a infliggere un giusto castigo. Affinché l'ira non passionale sia lecita, è necessario che non miri a punire se non chi lo merita (cioè un essere ragionevole, che ha agito con cattiva volontà), nella misura che lo merita, seguendo l'ordine voluto dalla giustizia, e cercando solo di ristabilire l'ordine leso e di emendare il reo. Remo Bodei cita anche un'istruttiva storiella indiana. Un santone aveva convinto un serpente a non mordere i passanti e un gruppo di monelli, vedendolo innocuo, bastonò a sangue il rettile che si lagnò con il santone per i consigli ricevuti. Ma il santone replicò: «Ti avevo detto di non mordere, non di non sibilare». In questo senso, «l'ira è il sibilo umano». Il volumetto di Bodei contiene anche bellissime illustrazioni a colori, antiche e moderne.
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