venerdì 13 ottobre 2017
Quando Mark Zuckerberg parla, bisogna sempre drizzare le orecchie. Ci piaccia o meno, è lui uno dei padroni del mondo digitale. Uno di quelli che decide dove spingere le nostre vite digitali e (anche) reali.
Il suo ultimo annuncio suona – a seconda se siete dei tecno-entusiasti o dei tecno-pessimisti – profetico o preoccupante: «Stiamo fissando un obiettivo: vogliamo portare un miliardo di persone nella realtà virtuale». Calcolato che Zuckerberg possiede Facebook, WhatsApp, Instagram e Facebook Messenger che hanno in totale 5 miliardi di iscritti c'è da credergli, anche se i numeri della realtà virtuale al momento sono lontani da questo obiettivo. Secondo gli analisti di SuperData, nel 2016 sono stati venduti 6,3 milioni di visori. Ma il mercato, dicono, è in forte crescita. Al punto che potrebbe passare dagli 1,8 miliardi di dollari dell'anno scorso a 28,3 miliardi di fatturato nel 2020.
A questo punto facciamo uno stop necessario. Dobbiamo spiegare, ance se per sommi capi, cos'è la realtà virtuale e perché è destinata a rivoluzionare le nostre vite. Una delle definizioni più chiare e concise l'ho trovata si Robotiko: «La realtà virtuale è una realtà simulata, un ambiente tridimensionale costruito al computer che può essere esplorato e con cui è possibile interagire usando dispositivi informatici – visori, guanti, auricolari – che proiettano chi li indossa in uno scenario così realistico da sembrare vero».
Grazie alla realtà virtuale possiamo quindi essere "immersi" in un'altra realtà, in un programma televisivo, un film o in un videogioco. Possiamo essere trasportati virtualmente in mondi lontani, volare sopra un canyon come se fossimo a bordo di un'aquila, guidare auto di Formula 1 come se fossimo seduti al posto di guida o videochattare con un conoscente come se l'avessimo davanti. Possiamo comunicare col mondo in modo nuovo ma soprattutto possiamo fuggire dalla realtà immergendoci in mondi finti ma affascinanti.
In poche righe avete già capito quali sono i maggiori pregi (ludici ma non solo) e i maggiori difetti della realtà virtuale. Ci può far sognare e far divertire in modo nuovo e tridimensionale ma allo stesso tempo può isolarci e allontanarci sempre più da ciò che è reale. Per alcuni, anche se è meno tossica e non è mortale, ha gli stessi rischi di certe droghe. Può creare alienazione e dipendenza.
Il rischio c'è (anche se non sarei così pessimista), ma anche per questo, ancora una volta di più, saremo noi a dover decidere delle nostre vite e a dovere imparare ad usare la tecnologia in modo appropriato, senza farci fagocitare.
La responsabilità sarà sempre più nostra. Lo so che sarà una fatica in più. Soprattutto per certi genitori che dovranno, ancora una volta, correre a studiare e affannarsi per capire come aiutare e limitare i propri figli davanti a simili novità.
Sarà una fatica, ma non possiamo sottrarci. Tale infatti è la potenza persuasiva di un colosso come Facebook (che peraltro non è il solo che spinge sulla realtà virtuale) per pensare che il suo obiettivo (se preferite, la sua minaccia) «porteremo 1 miliardi di persone nella realtà virtuale» non diventerà concreto.
Quando accadrà non vedremo come ora scene di persone tutte con la testa bassa sugli schermi dei cellulari, ma con addosso visori per la realtà virtuale. Ognuno perso (sempre di più) nel suo mondo.
Per dare un'accelerata al mercato, Facebook ha creato il dispositivo Oculus Go, che funziona senza bisogno né di pc né di smartphone. Costerà 199 dollari e sarà in vendita dal 2018. Nel frattempo il costoso visore Oculus Rift è stato ribassato da 499 a 399 dollari.
La nuova sfida è iniziata. Converrà farsi trovare preparati e informati.
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