venerdì 24 giugno 2016
L'unica vera sconfitta di Conte comincia da Conte. Un errore strategico insinuato da una partita che poteva avere mille soluzioni ma mancava di un dettaglio essenziale: i tre punti in palio. Spinta naturale e appassionata per gli irlandesi che, al contrario, si giocavano la qualificazione. Chi sa di calcio conosce questa verità innocentemente rivelata per tutti da Sirigu, forse il migliore in campo. Cosa faccio di questo match? Esperimenti e esibizione per tutti o un allenamento probante per i soliti, vincere o perdere non importa? Nel dubbio, Conte s'è confuso, e lo dico con la solidarietà di sempre, perché è lui, e non altri, il valore aggiunto della Nazionale Operaia. Lo ha tradito, ad esempio, la conferma di Bonucci quando già aveva deciso di disfare il pacchetto difensivo juventino rappresentato positivamente solo da Barzagli, marinaio di lungo corso. In Bonucci c'era il sospetto – la certezza forse – dell'aggressività degli irlandesi che qualcuno doveva smontare; in Bonucci c'era la figura rappresentativa del vigore espresso nei due precedenti match vittoriosi. Frenato Bonucci – da se medesimo – è crollato tutto. Ma la sconfitta era nata alla vigilia. Ho sentito Conte dire «vincere aiuta a vincere»: ai più giovani ricordo che questo fu lo slogan/manifesto di una campagna del mio Guerin Sportivo anni Settanta contro il turnover, suggerita da una garbata ma sentita polemica con Sandro Ciotti che mi aveva accusato di integralismo avendo io rammentato l'antica saggia formula “squadra che vince non si tocca”. Mentre parlava, Conte aveva già in mente nove, otto, sette, dieci cambiamenti, un turnover da fare impallidire le scelte suicide di Mazzarri, Benitez e Sarri – da me denunciate – che avevano distrutto in tre stagioni consecutive il bel Napoli di Coppa. Il turnover di queste dimensioni è una sciocchezza che non m'aspettavo da Conte. Lascia vittime illustri come il malcapitato Bernardeschi, Thiago Motta, Immobile, lo stesso Sirigu, e fomenta distinguo perniciosi sul nome di Insigne, dotato di una risaputa bravura per l'occasione inutile. Non solo: due vittorie di una squadra compatta e solidale avevano creato un'atmosfera di serena attesa di un duro confronto con la Spagna mentre ora Conte e la sua orchestra sono di nuovo al centro di una campagna di sfiducia e contestazione. Dal carro dei vincitori sono scesi quasi tutti e questo è l'unico segnale positivo della partitaccia regalata all'Irlanda che la vittoria se l'è meritata dal momento che ci ha affrontato senza paura. Mi ha colpito, nel mare di commenti di miriadi di opinionisti pallonari, la dimenticanza del pur bravo Balzaretti: lui c'era, quattro anni fa, agli Europei, in campo, quando l'Italia di Prandelli aveva battuto l'Irlanda con due gol degli innominabili Cassano e Balotelli. Una rivisitazione di quell'evento poteva aiutare a capire la serataccia azzurra. E invece adesso brancoliamo nel buio. Certo Conte ci ha fatto capire perché l'Altra è la sua vera Italia. Ma la ritroveremo contro la Spagna? Nel dubbio, resto sul carro, foss'anche dei perdenti.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI