mercoledì 25 gennaio 2023
Si stendono i bilanci dei flussi turistici dell’anno passato e, a leggere le cronache locali, sembra che in molti casi gli alberghi abbiano fatto il tutto esaurito. Ora, da tempo ho imparato a leggere i dati anche in chiaroscuro, il che attenua un po’ il luccichio del successo. Successo che molto spesso significa bearsi sugli allori, pensando che la destinazione Italia comunque funzioni. E invece questo “automatismo dovuto” scricchiola se non si fanno i conti con una seria programmazione. Pochi giorni fa ad Alessandria mi sono imbattuto nell’inaugurazione di una colonnina per la ricarica ultraveloce di auto elettriche promossa da Volvo Car Italia. È giunto persino l’ad, Michele Crisci, per presentare una chicca che ricarica le auto in 10 minuti e, per qualsiasi auto, tanto è necessaria un’opera di sensibilizzazione. E da oggi tutto questo è possibile solo in 16 città, solitamente vicino ai caselli autostradali. Cito questa curiosità perché in Italia l’elettrico non ha ancora preso piede e siamo fanalino di coda in Europa. Ma se un turista straniero domani non avrà la certezza di poter ricaricare la propria auto con agilità, è ovvio che sceglierà un’altra destinazione, probabilmente in Francia. E quindi che si fa? Ma fosse solo questo… In centro a Palermo vai al caffè storico, stai davanti al banco bar e i due camerieri parlano dei fatti loro a voce alta, facendoti sentire un numero; però almeno i taxisti accettano la carta di credito. Mentre a Napoli ti fanno fermare al bancomat perché in due corse nella stessa giornata, i conducenti dicono di avere il pos scarico. Immaginate come si deve sentire un turista straniero davanti a queste scuse un po’ pittoresche che hanno il sapore della furberia italica. C’è un modello di turismo sciatto che non fa onore al nostro Paese, dove le cadute di stile danno un’immagine di pressapochismo. E se i funzionari di banca dietro lo sportello hanno tolto giacca e cravatta, perché non è l’abito che fa il monaco, certo non è una bella immagine trovarsi il maschio in simil canottiera che vuole mostrare i tatuaggi. Il senso dell’accoglienza in Italia rischia di precipitare in una deriva del genere, che inizia dalla colazione in albergo, dove la prima domanda che ti fanno è cosa bevi. E se dici il caffè ti arriva subito, non dopo che hai mangiato le uova strapazzate, quasi a volersi sbarazzare di una presenza ingombrante, di un numero, che dovrebbe essere una risorsa. Ora, se il problema è un cambio di mentalità, impegniamoci tutti, anche stigmatizzando certe falle, affinché non si distrugga il nostro turismo! © riproduzione riservata
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