mercoledì 31 ottobre 2018
Gilberto Isella, poeta e scrittore ticinese, ha intitolato Arepo la sua nuova raccolta poetica (Book, pagine 144, euro 18). Come spiega l'autore, Arepo è un elemento del cosiddetto "Quadrato del Sator", formato dalle parole "sator, Arepo, tenet, opera, rotas" che, scritte una sull'altra, possono essere lette in ogni senso: al contrario, dall'alto in basso e viceversa. Scritte di seguito, formano un palindromo, cioè possono essere lette da sinistra a destra e da destra a sinistra. Per saperne di più, rimandiamo allo stuzzicante libro di Rino Cammilleri, Il quadrato magico, edito da Rizzoli nel 1999, edito più volte e tuttora in commercio. Una traduzione letterale sarebbe: "Il seminatore Arepo tiene con fatica le ruote". Non è dato sapere chi fosse questo Arepo, e Cammilleri avanza un'ulteriore interpretazione cristiana perché le 25 lettere, del quadrato (rinvenuto su una colonna seppellita dalla lava a Pompei), disposte in forma di croce formano le parole "Pater noster", con snodo sulla N, e con l'eccedenza di due A e di due O, collocabili alle estremità della croce, che possono essere l'Alfa e l'Omega dell'Apocalisse.
Isella non assegna sovrasensi esoterici al magico quadrato: «Ne considero unicamente l'intrinseca enigmaticità. Vi ravviso quella potenza combinatoria del linguaggio che, con valenza paradigmatica estesa, non concerne solo la poesia ma l'avventura creativa in generale, non di rado a nostra insaputa».
Non poteva essere più appropriato il titolo di questa raccolta di poesie tutte giocate sul significante, lasciando aperto il significato. Una citazione di Cesare Viviani, in esergo a pagina 43, aiuta a capire: «Erano così chiare, evidenti le cose / non per la loro autenticità, / ma per eccesso di immaginazione». Interessante: è l'immaginazione a rendere autentiche le cose, e il lavoro del poeta è appunto questo.
Particolarmente indicative sono le tre poesie della sezione "Nella piega del tempo", che Isella autotraduce in francese. Peraltro, non si tratta di traduzione, ma di vero ripensamento. Per esempio: «Nell'esatta piega del tempo / scivola il coltello che taglia il cuore / e gli narra l'imprudente divario // dove non sei dove non sosta / il tuo zodiacale cerchio…». In francese, oltre a variare la disposizione dei versi, compare una strada ancora vuota, il cuore è disseccato, e l'alveare zodiacale oscilla sull'ultimo filo di miele d'un'eclisse: «Dans le pli roulant / du souvenir / une route encore vide // Où le couteau s'abat / sur un coeur desséché / Où la ruche zodiacale / se balance / au dernier fil de miel / d'une éclipse…»
La poesia di Isella, al limite della glossolalìa, non è un'operazione in ritardo sulla neoavanguardia, laddove Porta, Sanguineti, Balestrini forzavano il linguaggio per scardinarlo: Isella non perora rivoluzioni, anzi, rispetta amorosamente la lingua osservandone l'enigma combinatorio e retrattile. La scrittura di Isella, semmai, sembra ripercorrere l'avventura pittorica di Paul Klee, al quale è dedicata la prosa "L'ultima visione di Klee", protagonista «un acchiappasogni degli indios Araphao, piumato come uccello». Come Klee stende sulla tela un simbolismo cromatico tutto suo, in equilibrio anche ironico di forme, così Isella spalma sulla pagina significanti non immemori del significato a cui pur sempre alludono.
Tra gli autori evocati (Bolaño, Sanesi, Giambattista Marino, Celan, Yourcenar, Stevens, Enzensberger, Virgilio, Caproni) piace ritrovare Arturo Onofri (1885-1928), poeta simbolista spesso silenziato, del quale Isella riporta questi due versi: «Ma non durano i vortici di luce / se non l'attimo appena».
Poesia colta, dunque, quella di Arepo, perché giocare con le parole è un gioco sempre serio.
Klee
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