venerdì 21 ottobre 2011
Fa effetto, anzi rattrista, apprendere che Alex Del Piero va... in pensione da una notizia presto travolta dalle partite di Coppacampioni, quel torneo che ha spesso onorato - e una volta vinto - e che da tempo, troppo, gli manca. Un grave errore di comunicazione, potrei dire da addetto ai lavori, quasi un tentativo di dire-e-non-dire, di seppellire una sgradevole sortita sotto un cumulo di tremori interisti e entusiasmi napoletani destinati nel giro di poche ore a mutarsi i primi in sorrisi, i secondi in sospiri. Ore di televisione, quel martedì sera, ma non c'è tempo per dire addio - addio? - a un campionissimo, il più amato dal popolo juventino. Pare che Andrea Agnelli, il presidente bianconero che ha "scaricato" Alex assicurando poi - a richiesta - di esserne ammiratore e amico, abbia avuto la forza e il coraggio di prendere una decisione rifiutata dai predecessori, quelli contro cui si è scagliato accusandoli di una gestione scriteriata del quadriennio post-Calciopoli. Sapendolo amico di Giraudo e Moggi, mi auguro che il giovane Andrea abbia dato un'amichevole tirata d'orecchi anche alla mitica “Biade”, che Calciopoli ha partorito. Il siluro a Del Piero, comunque, se lo poteva risparmiare, e non nel suo contesto più ampio - chè forse il tempo delle mele s'è consumato - ma pensando che il giocatore più amato dagli italiani è ancora in servizio effettivo, sta in panchina ubbidiente sperando sempre di giocare e in ogni caso sognando la riconquista di uno scudetto, magari di un'altra Coppa dei Campioni e - perchè no? - di mantenere per lunghi anni ancora la fascia da capitano. Con che cuore, adesso, Antonio Conte può dirgli «Forza Alex» ? Ma va bene così, la Voce del Padrone s'è fatta sentire, Suggerisco una variante ironica: «Alex, alzati e cammina». Evviva, scattare, pedalare. S'è levata, alta, solo la voce di Francesco Totti, sicuramente solidale e tuttavia maliziosa, visto che all'ex Pupone - in condizioni identiche - la Roma ha assegnato un ruolo quinquennale da Paperone. Solo Giovanni Agnelli s'era permesso, qualche tempo fa, di muovere una critica (colta) a Alex, destinandogli un «aspettando Godot» che parve un ultimatum, ma non lo fu, per rispetto e amore. I cronisti sorrisero, risero, sghignazzarono a seconda del livello d'indipendenza dall'Avvocato. Poi venne Capello, che osò farlo sedere spesso in panchina, gli fece vincere un altro paio di scudetti e gli allungò la vita professionale. Fino a ieri. Fino alla scelta di Andrea. E non parlatemi del futuro: l'Alex Emigrante non è nelle mie corde, nonostante io l'abbia spesso sferzato e incitato a far meglio. Credo che tredici milioni di tifosi bianconeri non accettino la fine annunciata. Provino a farsi sentire.
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