venerdì 22 aprile 2016
Conteneva stipate, come in uno scaffale di umanità senza patria e senza futuro, oltre mille persone di diversa nazionalità ed etnia, assiepate in un dedalo di baracche e di lamiere. Era il Platz, immensa baraccopoli ai bordi del fiume Stura di Torino, ai bordi anche dell'umanità e di uno scorrere lentissimo del tempo. A questa gente dimenticata – forse non da tutti – Gianluca e Massimiliano De Serio hanno dedicato I ricordi del fiume, un susseguirsi di capitoli visivi di lungimirante intensità, le notti e i giorni dell'agglomerato invaso da immondizia e da un senso di insopportabile vacuità, mentre lentamente viene sbrindellato. Piccoli e anziani intrecciano le loro mani, giovani si abbracciano, adulti raccontano le loro prigioni, perché «un reato ne porta dietro un altro» e la terribile logica diventa quotidiana ammissione. Tutti si ritrovano in preghiera, una cacofonia impressionante di litanie e invocazioni, poi ci sono i neon delle notti e le luci della televisione che arriva nelle nuove case e da cui telenovele blaterano frasi d'amore e Papa Francesco benedice. (Lu.Pel.)
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