domenica 30 gennaio 2005
Ha un dono davvero raro la musica sacra di Philippe de Monte: quello di far apparire semplici e naturali i più complessi intrecci vocali, di dipanare le più fitte trame polifoniche in microcosmi sonori distinti, chiari e intelligibili. Facendo risultare lineari e facilmente accessibili opere in realtà estremamente complesse, nate nell'alveo di quella illustre scuola contrappuntistica fiamminga che affondava le proprie radici agli albori del XV secolo. Celebrato in vita alla stregua di Lasso e Palestrina, Monte nacque nel 1521 a Malines, uno dei gangli vitali della ricca Borgogna. I primi anni della sua attività professionale ricalcarono le orme già percorse da intere generazioni di famosi maestri "oltremontani", adulati e contesi dai più influenti sovrani d'Europa; dopo aver a lungo soggiornato in Italia, prima a Napoli e poi a Roma, dal 1568 ricoprì la prestigiosa carica di maestro di cappella presso la corte imperiale di Massimiliano II e Rodolfo II, tra Vienna e Praga (dove morì nel 1603). Il sigillo della sua più autentica vena creativa si trova mirabilmente impresso nell'ampia selezione di mottetti che l'ensemble vocale e strumentale Currende e il suo direttore Erik van Nevel hanno raccolto nel cd intitolato Laudate Dominum (pubblicato da Eufoda e distribuito da New Communication); l'originale impronta stilistica di Monte si traduce in un linguaggio che prende le distanze dagli aspetti più cerebrali e utopici della cultura tardo-rinascimentale, per dare voce a un austero e profondo sentimento religioso. Dispensando momenti di grande intensità, soprattutto nei passaggi in cui meglio si evidenzia la scrittura adamantina ed eterea dell'autore fiammingo; come nel fugace respiro del mottetto Gaudent in caelis o nel solenne afflato del monumentale O bone Jesu, che in quasi dieci minuti di musica sublime passa in rassegna i fondamenti della più raffinata tradizione polifonica. La perizia tecnica e la bellezza melodica di queste imponenti architetture sonore risvegliano così l'incanto che tali composizioni dovevano suscitare durante le loro esecuzioni, nell'intimità delle cappelle private o nelle grandiose cattedrali gotiche; espressione viva di un'arte che invita ad alzare gli occhi al cielo, con rispetto e devozione.
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