I consulti del dottor ChatGpt Paolo benanti
giovedì 4 maggio 2023
Il 28 aprile il Qualcomm Institute dell’Università della California San Diego ha pubblicato uno studio sulla rivista Jama Internal Medicine offrendo un primo sguardo al ruolo che gli assistenti virtuali basati sulle intelligenze artificiali (AI) potrebbero svolgere in medicina. Lo studio ha messo a confronto le risposte scritte dei medici e quelle del celebre ChatGpt a domande reali sulla salute. Un gruppo di professionisti sanitari abilitati, che fungeva da campione di riferimento, ha preferito le risposte di ChatGpt nel 79% dei casi e ha giudicato le risposte di ChatGpt di qualità superiore, e più empatiche. La ricerca partiva da una domanda: ChatGpt può rispondere con precisione alle domande che i pazienti inviano ai loro medici? La posta in palio sembra chiara: i modelli di intelligenza artificiale potrebbero essere integrati nei sistemi sanitari per migliorare le risposte dei medici alle domande inviate dai pazienti e alleggerire il carico sempre crescente che grava sui medici. Davey Smith, medico-scienziato, condirettore dell’Altman Clinical and Translational Research Institute della stessa Università, coautore della ricerca, non ha dubbi: «ChatGpt potrebbe essere in grado di superare un esame di abilitazione alla professione medica, ma rispondere direttamente alle domande dei pazienti in modo accurato ed empatico è un’altra cosa». La ricerca di San Diego risponde a una condizione seria che pesa sui medici: «La pandemia da Covid-19 ha accelerato l’adozione dell’assistenza sanitaria virtuale – ricorda Eric Leas, uno dei coautori dello studio –, e se da un lato questo ha reso più facile l’accesso alle cure per i pazienti dall’altro i medici sono oberati da una valanga di messaggi elettronici dei pazienti in cerca di consigli medici che hanno contribuito a raggiungere livelli record di burnout dei medici». Anche se l’intelligenza artificiale non sostituirà il medico, e noi speriamo che non lo faccia mai, il documento di Jama Internal Medicine suggerisce che i medici che collaborano con tecnologie come ChatGpt possono rivoluzionare la medicina. Si vuole cercare di capire se e come, utilizzando strumenti come ChatGpt, possano aiutare il medico a proteggersi dal burnout e garantire assistenza per offrire risposte in vista di un’assistenza migliore e più empatica ai pazienti. Insomma, ChatGpt non sarebbe la fonte di conoscenze ma un’interfaccia per redigere in modo efficiente consigli medici personalizzati di alta qualità da sottoporre alla revisione dei medici, integrando gli assistenti AI nella messaggistica sanitaria. L’algoretica ci chiede che questo avvenga nel contesto di uno studio controllato randomizzato per valutare l’impatto dell’uso degli assistenti AI sui risultati sia per i medici che per i pazienti e di mettere opportuni guardrail etici per salvaguardare i veri luoghi di valore della sanità: non i costi ma la dignità di tutte le persone coinvolte, siano medici o pazienti. © riproduzione riservata
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