mercoledì 16 gennaio 2019

Fides Marzi la conoscono tutti in Valtellina. L’hanno vista negli alpeggi, fra le vacche al pascolo che forniscono il latte per la produzione del Bitto e di altri formaggi nobili. Ha lavorato come agronomo zootecnico all’Associazione provinciale allevatori di Sondrio e la sua è una storia fantastica. Arriva in Italia dal Burundi quando ha 12 anni, primogenita di sei figli. Il padre, Simeon Rwabaye, direttore generale del ministero per gli Affari Sociali, era stato ucciso durante una guerra fra etnie agli inizi degli anni Settanta; un missionario comboniano, padre Gianni Nobili, si era prodigato per favorire l’adozione dei figli di Simeon. Chi accetta di prendere in carico Fides è una maestra in pensione di 70 anni, Lena Marzi, classe 1905, che la integra con amorevole cura fino a portarla alla laurea in Scienze agrarie.

Lena muore nel 2001, quando Fides è sulla soglia dei 40 anni e dentro di sé matura l’esperienza indicibile che è il principio di restituzione. Appena il clima in Burundi si rasserena, organizza i primi viaggi nella sua terra e, passo dopo passo, mette insieme un progetto per la sua gente dove ci sono tutte le conoscenze che ha appreso nel mondo agronomico e zootecnico valtellinese. Fides l’ho incontrata svariate volte, perché la sua curiosità è infinita: assaggiatrice di formaggi, sommelier, membro del direttivo del Club Papillon in Valtellina, insegnante e fondatrice nel 2006 dell’Associazione Dukorere Hamwe che significa “Lavoriamo insieme", ponte fra Valtellina e Burundi. La stessa associazione pochi mesi fa ha dato alle stampe un bellissimo libro dedicato agli sguardi sulla vita e sul mondo di Lena Marzi, donna che ha dimostrato come ci si possa mettere in gioco in qualsiasi momento, perché la giovinezza è uno stato d’animo e non un dato anagrafico.

All’inizio dell’anno Fides e i suoi amici hanno deciso di avviare in Burundi un’attività agricola per introdurre colture che possano risolvere il problema della malnutrizione endemica e dare reddito alle famiglie, introducendo tecniche intensive per una maggiore produttività. Da qui l’esigenza di acquistare bovini di razza autoctona (costo medio 800 euro ciascuno) per ottenere il letame che incrementa la fertilità e accelera i risultati. Si tratta di piccoli progetti, facilmente realizzabili, e all’appello gli amici di Papillon di tutt’Italia hanno risposto subito. Perché commuoversi chiede un’azione: muoversi con qualcuno. Nel 2019 acquisteremo più vacche possibili.

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