Si รจ molto parlato dellโin-tenzione della destra politica italiana, con una proposta di legge, di multare nel prossimo futuro lโuso immotivato di parole inglesi nei documenti della pubblica amministrazione. La cosa ha immediatamente provocato scandalo e beffarda ilaritร nella sinistra. Ecco di nuovo, si dice, il nazionalismo fascista con i suoi anacronismi, il suo autoritarismo indecente, il suo volto ridicolo e provinciale, conservatore, reazionario e culturalmente sprovveduto. In queste accese e soddisfatte reazioni nellโopinione di sinistra cโรจ qualcosa di comprensibile, ma anche qualcosa di dogmatico. Multare o non multare, lโuso immotivato di termini inglesi, o comunque non italiani, รจ una questione di appropriatezza e di decenza. Come sanno non solo i linguisti, ma anche i comuni parlanti, esistono problemi di contesto nellโuso appropriato del lessico. Il contesto detta o suggerisce lโopportunitร nelle scelte lessicali. Se il contesto รจ quello della comunicazione delle istituzioni statali rivolta ai cittadini, non รจ forse โgiustoโ che lo stato italiano parli ai cittadini italiani evitando termini inglesi? Ai raffinati di sinistra non andrebbe forse detto che รจ un poโ โda cafoniโ che un sindaco, nellโesercizio del suo ruolo, dica โlocationโ e โhappy hourโ invece che โluogoโ e โora dellโaperitivoโ? Sarebbe appropriata una circolare ministeriale in cui si parli di โdriversโ, di โrunnersโ, di โteachingโ? Sembra ormai inevitabile dire โday hospitalโ, โtrainingโ, โperformanceโ (spesso pronunciata con lโaccento sbagliato) e โcheck-inโ. Ma per esempio non sarebbe stato meglio, anni fa, tradurre subito con โdifferenzialeโ o โscartoโ il famigerato termine di โspreadโ? La diffusione del lessico inglese รจ un fenomeno dโepoca inarrestabile perchรฉ รจ imposto da potenze senza volto contro cui siamo diventati impotenti: economia, tecnologia, globalizzazione. Eppure, per rispetto dei vecchi e dei bambini, non sarebbe piรน educato e piรน educativo tradurre in italiano le paroline inglesi di moda ogni volta che si puรฒ e che non risulti troppo goffo? Il lessico italiano sembra essere al suo tramonto. Il giornalismo televisivo e internet non aiutano certo a tenerlo in vita e in buona salute. Piรน di mezzo secolo fa il linguista Tullio De Mauro lodรฒ la televisione perchรฉ aveva unificato linguisticamente lโItalia aiutandoci a parlare italiano. Oggi ci aiuta invece ad accogliere immediatamente termini inglesi non necessari e a dire โoccheiโ abolendo il โsรฌโ, di cui nessuno ha piรน memoria. LโItalia non รจ piรน il ยซbel Paese laโ dove โl sรฌ suonaยป, come diceva Dante (Inferno, XXXIII). ยฉ riproduzione riservata
ยฉ RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 

