giovedì 29 ottobre 2015
Sinodo: sostanza chiara, anche se in pagina qualche «guastatore» ha provato a rovesciare il tavolo, ma finendoci sotto. Domenica esempi vari e immediati: perfetto «La Chiesa dell'integrazione, amica di chi soffre» (“Sole 24Ore”, pp. 1 e 21): non per nulla la firma è Bruno Forte. Sorprende lo spazio sul “Fatto”: tre pezzi. Quasi estraneo (p. 3: «È Sinodo o Senato?») e quindi debole Fabrizio D'Esposito accosta il Sinodo alle tensioni nel Pd tra renziani e bersaniani, ma in evidente contrasto col suo precedente richiamo a «Lo Spirito Santo come metodo». Lucido invece (p. 2) Carlo Tecce che intervista p. Antonio Spadaro – «Hanno cercato di condizionare l'assemblea, non ha funzionato» – analizzando le strategie fallite dei «guastatori» suddetti e concludendo che «il Papa non si farà intimorire. Anche per questo ieri abbiamo potuto vivere una esperienza storica». Sorprende però (p. 13) perché da quelle parti appariva finora tra i più addentro a dinamiche “cattoliche”, la superficialità di Marco Marzano, per cui il Sinodo «sollecita un intenso dibattito teologico, attrae l'attenzione dei media del mondo», ma «per partorire un topolino»! E se ne accorge anche lui, perché subito dopo aggiunge in contrasto ben due «certo!» che rovesciano il giudizio per finire scivolando via allegro: «Che sia venuta l'ora della democrazia nella Chiesa?». Delusione! Proprio per questo – e Marzano era forse distratto – Francesco ha ricordato a tutti quel «fiuto» del Popolo di Dio che fin dalle origini si è manifestato in tante vicende. Non è «democrazia», ma è proprio «lo Spirito Santo come metodo», evocato a p. 3. Per chiudere leggi Bia Sarasini (“Manifesto”, p. 1): «Una lezione di maestria politica». E va benissimo quel «maestria», proprio perché in realtà «l'unico Maestro è Cristo» (Mt. 23. 8)!
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