giovedì 26 ottobre 2017

E' sabato. Un tiepido sole fa capolino dalla finestra. Doccia e caffè. Metto le cuffie per ascoltare un album di Django Reinhardt, chitarrista jazz francese consigliatomi dal mio amico Sergio. A diciotto anni Reinhardt, che aveva già iniziato la sua carriera, subì un grave incidente, perdendo l'uso di parte della mano sinistra. Dovette smettere di suonare il banjo e iniziare con la chitarra. Nonostante le dita atrofizzate sviluppò una nuova tecnica chitarristica, riuscendo così a vincere la menomazione e tornando a suonare. La sua storia fu di grande ispirazione per molti musicisti. Come accadde a un chitarrista inglese, che a inizio carriera perse due falangi della mano destra in seguito a un sinistro. Proprio quando lo sconforto e l'idea di abbandonare la chitarra stavano prendendo il sopravvento gli venne regalato un disco di Reinhardt. Una volta venuto a conoscenza di come Django riuscisse a suonare così bene nonostante il grave handicap alla mano, il chitarrista trovò il coraggio per ricominciare a suonare. Scendo a comprare il giornale. Squilla il telefono, è Luigi. «Ciao Marco, sono in ospedale. Anna ha la sclerosi multipla». Anna, sua moglie, la conosco da quando eravamo adolescenti. Appoggio il giornale su una panchina. «Raccontami tutto». Luigi con voce ferma mi fa un breve riassunto dei frequenti mal di testa e del formicolìo in alcune parti del corpo di Anna. E di come – in un giorno qualsiasi – la vita possa cambiare in un momento. «Ho chiamato te perché vorrei un consiglio, visto che stai vivendo questa malattia. Sinceramente quando mi hanno detto la diagnosi ho pensato a te e, in un certo senso, mi sono tranquillizzato». Da quel momento ho cominciato un monologo quasi compulsivo, fatto di idee e rassicurazioni. Luigi, dall'altro capo del telefono, ha aspettato che finissi il discorso. «È un momento delicato. Ma conoscendo la tua storia abbiamo avuto un approccio positivo a questa notizia. Tu, nonostante la malattia, canti in teatri importanti e fai cose davvero belle». Guardo il cielo sardo, penso a Django, alla nuova "prima" che mi aspetta. E sorrido.

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