Due riti funebri quasi paralleli e il modo in cui ci interrogano
mercoledì 19 ottobre 2016
Nelle sue prime ventiquattro ore di presenza sul sito di “Nigrizia” ( tinyurl.com/gsz4urx ) e sulla parallela pagina Facebook, non ha ancora raccolto l'attenzione che, a mio parere, merita l'ultima puntata della rubrica “Giufà”, che su quella rivista (cartacea e digitale) tiene Gad Lerner.Si tratta del commento a una fotografia. Se a prima vista sembra un semplice gruppo di musulmani in preghiera, basta poco per riconoscere che si tratta di una circostanza non ordinaria: infatti è un “momento di raccoglimento” dei colleghi di Abd Elsalam Ahmed Eldanf poche ore dopo la sua morte. È storia di un mese fa: l'operaio fu investito da un camion mentre presidiava i cancelli dell'azienda di logistica Gls, per la quale lavorava e dove era in corso una trattativa sindacale. Lerner legge l'immagine come “segno del cambiamento dei tempi”, e ne trae motivo di riflessione sul profilo di una “lotta di classe che assume inedite connotazioni religiose”, suggerendo che vada scongiurata, attraverso la solidarietà tra lavoratori, “la deriva di nuove lacerazioni”.Una riflessione attenta, che tuttavia si fa leggere anche perché il suo autore, televisivamente, parte da un “fermo-immagine” e in pratica lo anima: «Si sono tolti le scarpe; hanno disteso gli striscioni sindacali utilizzandoli come tappeti di preghiera; e così, allineati in direzione della Mecca, attuano la prosternazione rituale, detta sujud. Pregano all'alba, secondo il precetto islamico, in memoria del loro compagno morto». È comunque un rito che non ci è familiare, e dunque basta da solo a interrogarci. Nel raccontare, qui su Avvenire ( tinyurl.com/zk2ssbg ), la storia in parte parallela del funerale cattolico di Milet Tasfemariam, giovane profuga travolta da un Tir sull'autostrada tra Ventimiglia e Nizza, tutta l'attenzione è invece andata sulle parole forti pronunciate dal vescovo mons. Suetta, che ha descritto Milet come “vittima delle nostre frontiere”. Forse il rito, essendoci familiare, da solo non sarebbe bastato a interrogarci, nemmeno se qualcuno ne avesse animato la fotografia.
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