Disinteresse e cultura politica: Alcide docet
sabato 24 agosto 2013
Il 19 agosto in alcune città d'Italia si è ricordato con una messa l'anniversario della scomparsa di Alcide De Gasperi. Anche nella sua terra ci sono state delle manifestazioni in suo onore. Mi chiedevo quel giorno cosa potesse interessare ai giovani di oggi una figura politica così lontana, non solo per il numero di anni trascorsi dalla sua morte, quanto dal nuovo modo di intendere la vita. Come distribuire la sua eredità che ci rivela la costruzione forte di un'esistenza dedicata al bene comune? Concetto che il mondo giovane può, soprattutto questi giorni, comprendere guardando alla tela del mondo così stracciata da guerre tra fratelli, dove 1a pace è soltanto una breve attesa della lotta successiva: i Paesi del Mediterraneo non hanno ancora trovato la via della democrazia e della solidarietà. Problema elaborato e proposto con grande semplicità dall'Associazione teatrale «Figli delle stelle» di un paese della Valsugana. Altro nome non potevano avere i giovani che ci hanno raccontato con parole semplici e con apparizioni graziose tra i pini e gli abeti che facevano corona a un piccolo prato di Sella dove il titolo dell'opera era già un programma per il loro futuro: «Voglio restare onesto». Come punto fondamentale è stato scelto il discorso che De Gasperi aveva tenuto il 28 gennaio 1951 in un convegno di giovani. Le stesse parole si potrebbero usare per i nostri giorni quando dice: «La pace, secondo i cristiani, non è semplicemente una non guerra, ma è spirito di solidarietà umana, volontà di cooperazione internazionale, di libera discussione e comprensione tra i popoli. Se non c'è tale spirito esiste in potenza lo stato di guerra». La voce del ragazzo che interpretava la figura di De Gasperi sembrò avere un attimo di commozione nel leggere le parole, quasi d'angoscia, di quest'uomo che chiedeva aiuto: «Vi domando, giovani di dare anche a noi anziani, l'esempio del servizio disinteressato verso il Paese; e ai cultori delle discriminazioni eccessive, date l'esempio di quanto preziosa sia la forza propulsiva e realizzatrice dell'unità e della compattezza». Le bambine, piccole attrici, facevano il girotondo sul prato portando quel senso di leggerezza con il loro canto e di serenità che aveva sempre coronato la vita della nostra famiglia anche in mezzo alle difficoltà e ai pesanti impegni che erano stati consegnati nelle mani di nostro padre. Dall'altra parte della valle, in alto sull'altopiano, la Fondazione trentina A. De Gasperi aveva chiamato il senatore Castagnetti per una lectio magistralis su De Gasperi e Dossetti. Per i giovani di oggi per i quali è difficile arretrare in un tempo dove anche due personaggi di uguale credo politico e cristiano cercavano strade diverse per un unico fine, vorrei lasciare alcune righe che meglio sintetizzano quell'atmosfera di rispetto fra due uomini tanto differenti d'età e di esperienza. Scrive De Gasperi: «Caro Dossetti, leggendo la tua lettera pur così ispirata da una profonda commozione interiore, mi sono trovato dianzi a un velario steso dalla tua volontà che impedisce allo sguardo della mia mente di penetrare entro la zona riservata delle tue decisioni di ieri e dei tuoi propositi di domani». Anni dopo Giuseppe Dossetti scrive a Francesca De Gasperi: «...a Dio piacendo sarò ordinato sacerdote. Il Signore misericordioso, mi porta lì dove da sempre mi voleva. Penso che il Presidente, fosse ancora con noi, ne godrebbe...».
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