giovedì 23 gennaio 2003
Il preteso Dio degli eserciti è sempre per la nazione che ha la migliore artiglieria e i migliori generali. Il lugubre Gott mit uns, il blasfemo "Dio con noi" dei nazisti, dovrebbe far riflettere su tutte le infami strumentalizzazioni a cui sono sottoposti i simboli e le idee religiose (ultimo da noi anche il crocifisso). È stato spiegato da tempo che la locuzione biblica Jhwh sebaot, "Signore degli eserciti", non rimanda tanto alle armate ebraiche quanto piuttosto a un'immagine marziale applicata a Dio per celebrare la trascendenza e la signoria cosmica: nella fattispecie gli "eserciti" sarebbero gli angeli e le costellazioni celesti. Nella notte di
Natale secondo Luca (2, 13) «Apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio». E nel libro di Baruc si legge: «Le stelle brillano dalle loro vedette e gioiscono; Dio le chiama per nome ed esse rispondono: Eccoci!» (3, 34-35). Ha, dunque, ragione una volta tanto Ernest Renan, discutibile studioso del cristianesimo vissuto nell'Ottocento, quando "smitizza" l'espressione "Dio degli eserciti" nella frase che noi sopra abbiamo desunto dai suoi Dialoghi e frammenti fiosofici. Un altro francese, il maresciallo Henry Turenne ribadiva che «Dio sarebbe sempre dalla parte dei grossi battaglioni». Bisogna, perciò, evitare ogni contaminazione della religione con interessi politici, economici o di parte. Non umiliamo la religione piegandola a nostro vantaggio; lasciamo che essa conservi la sua forza di verità e di amore universale; non strattoniamo Dio a nostro uso e consumo, riducendolo a idolo.
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