Dentro le scelte dei giovani del Daesh


Andrea Fagioli giovedì 14 settembre 2017
In questi giorni un po' tutte le tv si sono occupate dell'11 settembre, a partire da History con Apocalypse 9/11, una serie che copre tutta la settimana. Sarà anche per questo che noi, per errore, abbiamo pubblicato due volte la stessa recensione, martedì e mercoledì, sia pure con titoli diversi. Cose che succedono, ma di cui ci scusiamo con i lettori. Tornando agli esempi delle reti che si sono occupate dell'attentato di sedici anni fa alle Torri Gemelle, National Geographic (canale 403 di Sky) lo ha fatto con un film, Isis: le reclute del male, diviso in quattro capitoli (o serie in quattro episodi come si preferisce dire adesso quando si parla di tv) due dei quali sono andati in onda martedì scorso dalle 20.55 alle 22.30, mentre gli altri due sono in programma martedì prossimo. La storia è quella di quattro giovani inglesi che decidono di lasciare tutto per unirsi ai militanti del Daesh in Siria: Jalal ha deciso di seguire le orme del fratello maggiore convincendo anche il suo migliore amico, Ziyaad, a fare altrettanto; Shakira è una madre single, medico, che parte per la Siria con il figlio di 9 anni per mettere le sue competenze al servizio dello Stato islamico; Ushna è una teenager radicalizzata su Internet che lascia la famiglia per compiere quella che ritiene la sua missione suprema. Una volta giunti a Raqqa e aver visto con i loro occhi le atrocità commesse dal regime e le terribili conseguenze dei bombardamenti, i destini dei quattro giovani si separano: per alcuni sarà il momento della disillusione e della disperazione mentre per altri sarà il pretesto per un maggiore coinvolgimento. In questo senso Le reclute del male è un film interessante perché offre, pur nella finzione cinematografica, una visione dall'interno, uno spaccato su una realtà di cui sappiamo ben poco. Il regista Peter Kosminsky, attraverso una storia ispirata a fatti realmente accaduti, cerca di capire cosa può spingere un giovane ad abbandonare la propria vita, la democrazia e la libertà per unirsi all'esercito del califfato islamico pronto a dare la vita per un ideale folle, ma che sembra avere, nonostante tutto, un suo fascino. Questa contraddizione, Kosminsky la racconta bene, senza retorica, in un film che è anche d'azione, che non risparmia scene forti, ma mai troppo esplicite e gratuite.
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