Dal giardino pantesco al papiro, le meraviglie (botaniche) di Sicilia
lunedì 27 novembre 2023

Trasportati dal vento, seguendo il volo di una poiana, eccoci nel cuore del Mediterraneo, a Pantelleria, accanto al lago di Venere, dove da piccole sorgenti esce l’acqua che ribolle direttamente dal cuore della terra. Qui ci sono dei giardini con mura di pietra a secco, appiccicate l'una con l'altra, innalzate per proteggere e accudire un solo albero. Un solo esemplare di agrume, un arancio, il citrus sinensis. Come fosse la rosa unica e speciale del Piccolo Principe. Come un’amata da custodire. Perché - cantava Abū al Faqīh, poeta arabo siculo del XII secolo - «l’amata è come un giardino circondato da un recinto nel fondo di una valle e che germoglia in un terreno irrorato dalla rugiada». Un’architettura «senza architetti» per usare l’espressione di Berbard Rudofsky di una «stravaganza inaudita, archetipo del paradiso completo dell’aspra conoscenza, spazio da tenere in serbo per un Adamo ed Eva dell’ultima ora». Poesia, cultura, storia per raccontare il valore e la bellezza di una pianta. In uno spettacolo della natura che si compie in un tour che spazia per tutta la Sicilia. Dal Citrus sinensis di Pantelleria si vola nell’isola “madre” per scoprire la palma nana (Chamaerops humilis), capace di sopravvivere al fuoco degli incendi e tornare a germogliare e popolare il territorio della Riserva Naturale dello Zingaro; o il mandorlo (Amygdalus communis) del Giardino della Kolymbethra; proseguendo con la presenza secolare del carrubo (Ceratonia siliqua) che scandisce il paesaggio rurale degli Iblei; le odorose e curative erbe spontanee (Salvia officinalis), timo (Thymus vulgaris) e rosmarino (Rosmarinus officinalis) che inebriano l'aria della Val di Noto; e ancora i fusti svettanti del Papiro (Cyperus papyrus) che cresce alla fonte del fiume Ciane e sull’Anapo, a Siracusa, sulle acque del mito di Aretusa; passando per la presenza ieratica del monumentale Leccio o Elce (Quercus ilex), nel Parco dell'Etna. Punto di partenza e di approdo di questo viaggio botanico (e umano) è il possente Ficus macrophylla f.columnaris dell’Orto Botanico dell’Università di Palermo, introdotto nel 1845 e capostipite dei grandi ficus presenti nei giardini di Palermo, della Sicilia e dell’Italia Meridionale. Tutto ruota attorno all’albero in cui – scrive Antonio Prete – c’è la «radice che sogna la forma, la forma che pensa la radice. E cielo fra i rami. Nubi di pensieri nella linda. Filigrana de vento. Ironia del movimento».

Citrus Sinensis, dalla serie 'Diorami' (2023) in mostra all'Orto Botanico di Palermo

Citrus Sinensis, dalla serie "Diorami" (2023) in mostra all'Orto Botanico di Palermo - © Alessandro Sala_Cesura

È qui, nella meraviglia dell’Orto Botanico di Palermo che va in scena lo spettacolo della natura, in una mostra sorprendentemente curiosa e colta, che attraversa la ricchezza della biodiversità siciliana, metafora del cammino dell’uomo. Si intitola “Diorami_Meraviglie Botaniche in 8 Atti”: progetto artistico della giornalista Francesca Berardi e del fotografo Alessandro Sala, a cura di Maria Chiara Di Trapani, commissionato dal SiMua dell'Università degli Studi di Palermo e risultato vincitore del PAC2021 - Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Aperta fino al 4 dicembre tra il Padiglione Timeo e gli spazi esterni, l'esposizione è accompagnata da un pregevole libro-catalogo edito da Torri del Vento, che permette di continuare l’esperienza in libreria e a casa. Protagoniste di questo percorso le otto specie vegetali caratteristiche del paesaggio naturale, sociale e culturale siciliano, individuate con la collaborazione scientifica dell'Orto Botanico dell'Università degli Studi di Palermo. Un percorso espositivo multimediale fra immagini, narrazioni audio, suoni immersivi e installazioni ambientali.

Le composizioni fotografiche di Alessandro Sala appaiono come diorami, un teatro che mette al centro le piante, abitato dalle voci e dai suoni della narrazione audio in formato podcast di Francesca Berardi che ha combinato stile documentario e fiction, mettendosi nei panni di una genius loci. Immagini e suoni danno risalto e condividono storie di resilienza naturale ed umana. Le specie vegetali selezionate rappresentano esemplari di forza resiliente, in grado di fronteggiare situazioni estreme come fuoco, siccità, aridità di suolo, trasformazioni agricole, cementificazione senza controllo e disastri ambientali causati dall'uomo. Ogni albero è raccontato attraverso le testimonianze di botanici, agronomi, intellettuali, attivisti del paesaggio, che hanno scelto di dedicarsi con impegno quotidiano alla difesa di queste preziose esistenze vegetali. Ed ecco le voci e i testi di Manlio Speciale, Rosario Schicchi, Paolo Inglese, Giuseppe Barbera, Mariangela Galante, Paolo Arena, Graziella Pavia, Salvatore Murana, Giuseppe Lo Pilato, Gianluca Pannocchietti, Paolino Uccello, Fabio Morreale, Lavinia Lo Faro. Da sfondo sonoro i suoni ambientali e le musiche del compositore siciliano Gianni Gebbia.

Il risultato è uno scenario sublime, dove realtà e sogno si confondono. Un «caleidoscopico intreccio vegetale» - evidenzia Maria Chiara Di Trapani, curatrice e animatrice culturale e artistica, fra la Sicilia e Milano - che nell'era del cambiamento climatico ci fa scoprire un nuovo modo di guardare al mondo attorno a noi: «Capire un albero vuol dire compiere una rivoluzione intellettuale», afferma. La rappresentazione fotografica di Sala «ripensa la relazione tra le piante e il contesto in cui vivono». Lo fa all’imbrunire, nel momento di passaggio dal giorno alla notte che «è già un atto performativo naturale: una soglia che diviene metafora del moto perpetuo di un corpo che vibra e si muove». Nell’ora in cui la luce del crepuscolo si modifica provocando cambiamenti di colori cangianti nel cielo, il fotografo «illumina dall’interno e rende la singolarità di ogni albero attraverso una luce che tocca e rischiara, anima e fa danzare ogni pianta». E noi con loro. Come a mimetizzarci in un cosmo dove il confine fra corpo umano e vegetale si perde. Se è vero, come scrive Claude Lévi-Strauss, che «le végétal est le modèle de l’homme». Fra le radici e la forma del grande ficus di Palermo, sorpresi dal papiro che si fa carta e mezzo di trasmissione del sapere, abbracciati e protetti dalle mura di pietre di un giardino pantesco. Per un solo albero. Un solo preziosissimo arancio.

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