mercoledì 13 giugno 2018
Il ritorno al futuro è qualcosa di immaginifico, difficile da collocare, ma due parole sono esplicative: ritorno, ovvero ricerca di qualcosa che già esisteva nel passato, e futuro, ossia la scommessa possibile su un nuovo concetto di modernità.
E allora sembra d'essere stati calati in un altro mondo, nei giorni scorsi, quando da Cagliari ho raggiunto Gergei, un paesino del Sarcidano dove Stefano Casadei con Anna Baj Macario, produttori di vino al Castello del Trebbio in Toscana, insieme con Artemio Olianas, originario di questo paese ma ristoratore in Firenze, hanno deciso di far rinascere la vite piantando vermentino, bovale, cannonau e semidano. L'azienda Olianas si estende su 20 ettari, in una conca ideale che favorisce la crescita in un microclima temperato. Le vigne, tuttavia, vengono lavorate con il cavallo da traino e non con le macchine, per favorire l'arieggiamento del terreno ed evitare quella compattezza del suolo che i cingoli possono provocare. Le vigne sono inerbite e lo sfalcio lo fanno direttamente le oche e le pecore, favorendo il medesimo impatto dolce con il terreno.
La sorpresa è poi nella cantina, dove ci sono una ventina di anfore di terracotta acquistate in Georgia. E qui il vino respira e si affina, mantenendo intatti i profumi originari. Almeno questo mi è parso dopo una comparazione di Cannonau affinati in anfora e altri in botte di legno o acciaio. Il Migiu, semidano in purezza, risulta un vino incredibile: evoca il rosmarino e le erbe officinali, ma anche il mirto e l'albicocca sotto spirito. È un risultato nato dal sogno della giovinezza di Artemio e dall'osservazione della viticoltura in varie parti del mondo da parte di Stefano, che vede al suo fianco nell'avventura la figlia Elena.
Non molto lontano da Gergei, c'è il più grande sito nuragico esistente al mondo, a Barumini, mentre i b&b creati con una certa eleganza iniziano a prosperare in un'area che sta riscoprendo il turismo. Ti fanno vedere come si confezionano i malloreddus, ma anche come nascono il Pecorino e il Fiore Sardo. Grazie a Stefano e ad Artemio tutti gli attori intorno si sono in qualche modo aggregati: il giovane Roberto Maccioni di Masullas che fa una teoria di pecorini fantastici, ma anche Roberto Petza, cuoco di vaglia che ha lasciato Cagliari per trasferirsi a Siddi, sempre in quest'area, che però prende il nome di Marmilla.
Mi ha affascinato questa rinascita che ruota intorno a una qualità ritrovata e che a sua volta produce economia. E ho pensato che l'intuizione del nuovo governo, di collegare il ministero dell'Agricoltura a una serie di aspetti legati al Turismo, sia quella giusta. Un ritorno al futuro, appunto.
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