sabato 7 gennaio 2023
Già negli anni 90 del secolo scorso gli studiosi mettevano in guardia dal mettere a disposizione nella loro camera un televisore ai bambini. Quelli oggetto della ricerca dell’Unversità Bicocca di Milano, in collaborazione con la Società italiana di cure pediatriche, di cui scrive sulla “Repubblica” (5/1) Maria Novella De Luca, se non sono i loro figli poco ci manca: «Se nel 2020 i bambini tra i 6 e i 10 anni “possessori” di uno smartphone erano il 23,5% - scrive De Luca -, questo numero sale addirittura al 58,4% nel 2021. Praticamente un bambino su due ha nello zainetto uno strumento potentissimo con il quale navigare, entrare nei social, accedere a siti (ad esempio porno) in grado di turbarlo in modo profondo. E se nel 2020 erano il 9,2% i piccolissimi sotto i cinque anni con l’accesso a uno smartphone, questo dato sale al 14,5% nel 2021». Effetti collaterali della pandemia e del restare chiusi in casa. Il professor Paolo Ferri avverte: «Attenzione, è la parola possesso che costituisce il campanello d’allarme» e «siamo di fronte a una vera e propria emergenza, perché né a scuola né in famiglia si educa all’uso del mezzo». Nella stessa pagina, lo psicologo Massimo Ammaniti rincara la dose: «Un errore darglielo prima dell’adolescenza. Si perderanno in uno schermo». E ancora: «L’infanzia è stupore, esperienza. Non lo stimolo virtuale di uno schermo. Altrimenti che adulti saranno?». Infine, l’esperienza diretta: «È stato fatto un esperimento tra un gruppo di bambini che venivano addormentati con un video e un altro gruppo con le fiabe raccontate dai genitori. Questi ultimi avevano capacità linguistiche e logiche assai più sviluppate degli altri». C’è da disperare, ma anche da sperare. Smentendo per l’ennesima volta il trito luogo comune caro ad adulti e anziani che una volta tutto era meglio, una ricerca neozelandese condotta tra gli adolescenti (12-16 anni) dei Paesi ad alto reddito (Europa, Usa, Oceania) dimostra che i giovani di oggi – ne scrive Matteo Legnani su “Libero” (6/1) – «fumano meno, bevono meno,consumano meno cannabis, fanno sesso in età più avanzata e delinquono meno rispetto ai pari età del 1999». Osserva Paolo Crepet: «Non possiamo che essere soddisfatti di questo studio», nella speranza che i sedicenni di oggi diventino dei quarantenni «felici e non disillusi». © riproduzione riservata
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