Al femminile
sabato 25 gennaio 2025
Le “beatitudini”, quelle brevi dichiarazioni che iniziano con «Beati! – Felici!», non mancano già nell’Antico Testamento, e sono ancora ben più numerose nel Vangelo, dove Gesù, com’è noto, fa ampio ricorso a questa forma letteraria. Eppure, la prima delle beatitudini del Vangelo non esce dalla bocca di Gesù. Più sorprendente ancora, non esordisce con «Beati!» ma con: «Beata!» – al femminile. È Elisabetta, ricevendo la visita della cugina Maria che le fa sussultare il bambino che porta in grembo, Giovanni Battista, a concludere il suo grido di gioia con questa beatitudine: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto!» (Lc 1,45). Di chi sta parlando Elisabetta? Chi è questa donna felice perché ha creduto? Pensiamo ovviamente alla Vergine Maria, la credente per eccellenza: Elisabetta, a cui Maria non ha ancora raccontato nulla della visita dell’angelo Gabriele, intravede il mistero di quella vita disponibile al Signore. Ma, come tutte le beatitudini, ha un raggio più ampio: questa beatitudine al femminile non riguarda forse anche lei stessa, lei che ha creduto nelle promesse fatte un tempo al popolo d’Israele e di cui vede l’improbabile realizzazione in questi umili bambini che stanno per nascere? Elisabetta può dirsi felice, lei che discerne nel ventre di Maria la gioia promessa al mondo. © riproduzione riservata
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