«Code»: Pilato e Agostino la dignità e certe caste
giovedì 28 luglio 2011
Lupus con "code". Ieri ("Corsera") bella pagina 27 su «L'uomo che non capì la parola verità». Armando Torno – «Il colloquio con Cristo e quel silenzio all'ultima domanda» – racconta Gesù e Ponzio Pilato. Riflessioni acute su un tema che nei secoli ha affascinato tanti. Torno conclude citando Kierkegaard, «ha fatto bene Gesù a non rispondere… La sua vita era la risposta». Una possibile coda, quasi post scriptum, potrebbe ragionare su quell'espressione, «la parola verità». In quel caso c'era davvero «la Parola», «Il Verbo fatto carne» (Gv 1) ma «svuotata fino a prendere la forma di servo» (Fil 2) e la domanda posta da Pilato che probabilmente parlava proprio in latino, «Quid est veritas?» (Cosa è la verità?), come capì sant'Agostino, conteneva in perfetto anagramma anche la risposta: «Est vir qui adest» (È l'uomo che ti sta davanti). Ancora, ma dalle vette agli abissi di incomprensione pregiudiziale, sempre ieri sul "Manifesto" (p. 1) il proclama indignato: «Il testo bocciato – quello della legge detta contro l'omofobia, ndr – aveva valore simbolico, quello di dare dignità sociale agli omosessuali e ai trans. Era questo che hanno voluto evitare ad ogni costo». Lucidità perspicace, ma fuori luogo: loro, in redazione, leggono le intenzioni di tutti, e le trovano cattive, tutte. Piccola coda anche qui: forse la «dignità sociale» di ogni persona sta nel fatto del suo essere persona, e come tale va difesa già ora e qui, sempre e ovunque, senza bisogno di proclamare con legge che a qualcuno, essa, a partire dal giorno tale, viene offerta per grazioso voto della Camera, insomma come a una casta da un'altra casta.
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