“Sentimental Value”, una storia al ritmo della vita vera

Joachim Trier - Sentimental Value - Norvegia, Francia, Germania, Danimarca, Svezia 2025. 133 minuti
January 28, 2026
“Sentimental Value”, una storia al ritmo della vita vera
La grazia di un regista, così come è il caso per qualsiasi narratore, consiste tra le altre cose nel lasciar affiorare la profondità attraverso brecce aperte su superfici formali dalla consistenza invece leggera. Accadeva in modo incantevole nel precedente lavoro del norvegese Joachim Trier ( La persona peggiore del mondo, 2021); succede in forma mutata adesso, in Sentimental Value, un film che al di là di ogni riconoscimento (nove candidature agli Oscar) conta una solidità e armonia di impianto tali da catalizzare l’attenzione dello spettatore. Un film i cui tempi assomigliano in modo umanissimo ai tempi della vita: lenti o all’improvviso rapidi, difficili e poi tutt’a un tratto capaci di sprigionare nuove luci. Tempi carsici, più verosimili del vero.
Anche il ritmo del racconto possiede potenza analoga a quella che è dell’intreccio famigliare al centro della storia. Potenza di conoscere l’importanza delle pause. Il “valore” sentimentale evocato nel titolo è, anche, dell’intervallo. È nella pausa che i sentimenti acquistano spessore; e tutto ciò che di importante accade nell’animo dei personaggi (un padre, regista, le sue due figlie, attrice una, storica l’altra), quanto nei rapporti che li legano si sedimenta e matura, lo fa negli intervalli di tempo. Sovrane pause, pensate come interstizi nell’ordito dell’esistenza che proprio nel vuoto scandiscono il pieno degli avvenimenti. Armonica modulazione di parola e non parola che è analoga nella forma, negli istanti di schermo nero a separare come sipari i diversi capitoli della vicenda.
Ora che la madre è morta, il padre vuole riavvicinarsi alle sue figlie. Ha su di sé un portato di dolore di cui loro nulla sanno. Ai suoi impacciati tentativi, ciascuna figlia reagisce a proprio modo. Comportamenti di una visceralità che nella misura del distacco trova la sua temperatura. Per quanto specie la figlia maggiore, l’attrice, sia turbata da ogni iniziativa paterna, la rinuncia al contatto non è unica chiave per gestire una prossemica difficilissima. La vita fa il suo corso, l’amore è più forte dell’amarezza data da rapporti irrisolti, silenzi, non detti destinati a non trovare parole adeguate mai.
Tutto trova posto in una ricostruzione della storia famigliare che alterna memoria e necessità di scrivere se stessi in forme nuove. Ogni sentimento lievita e incontra definizione, dominato dal tempo, che sa tutto: quando rallentare, arrestarsi e riprendere fiato per poi tornare a dipanare la sua matassa. Il padre cerca consolazione nella finzione di un film che assolutamente vuole realizzare, lontano da sbavature di indulgenze autobiografiche. Le figlie senza seguirlo lo seguono.
Nella memoria di quel che è stato, un lungo filo doloroso tramandato di generazione in generazione tesse nuove trame della vita. Quanta grazia nel racconto di Joachim Trier, così fine conoscitore del tempo, e del cuore.

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