«Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore - gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».
Ci sono incontri che, riletti a distanza di tempo, sembrano appuntamenti; ci sono casualità che aspettano di incastrarsi nella vita quotidiana e che quella vita te la stravolgono, la lucidano, le danno respiro. Tutto qua all’inizio sembra casuale: Gesù che si ferma stanco al pozzo, la donna che, guarda caso, proprio a quell’ora va a quel pozzo a prendere acqua, il sole alto e i discepoli che si sono dileguati in cerca di qualcosa da mettere sotto i denti. Casuale appare anche la sete di Gesù appena vede la donna, come se la stesse aspettando, come se avesse sete di lei. Sete è bisogno di Dio e dell’essere umano, è linguaggio comune, appartenenza reciproca. Gesù ci mostra oggi un Dio che si presenta a partire dal desiderio, dalla mancanza: non un Dio che giudica e che si impone, ma un Dio che si affida a te, mendicante anche lui. E questa donna potrebbe apparire un po’ impertinente con le sue continue domande: non smette di interrogare e chiedere spiegazioni tanto da sembrare addirittura sfacciata; ma anche lei ha sete, sete di senso. È lei che pone le grandi domande: dove adorare, come vivere, cosa conta davvero. Ed è a lei che Gesù fa una delle rivelazioni più stravolgenti: “Sono io, che parlo con te”. Non rivela questo ad un teologo o ad un potente, ma ad una donna ai margini, come se la verità più profonda potesse essere accolta solo da chi non ha più nulla da difendere. Da chi ha sete. Le risposte di Gesù dilatano ancora di più la sua curiosità e il suo desiderio, le allargano gli spazi, le ampliano gli orizzonti, la trascinano su un terreno impensato, dove si parla di acqua e di vita, di una storia complessa, segnata da relazioni fallite, da giudizi subiti. Gesù la accompagna verso il mistero di Dio, aiutandola a capire il suo mistero di donna. «Non mi ha giudicata, riferirà alla gente della sua città, ma ha ricordato la mia vita, ha raccontato la mia sete. Non mi ha rinfacciato il passato, ma lo ha attraversato e restituito, come innaffiato da acqua viva». La verità non umilia, ma rimette in piedi, dà slancio e forza. Dà il coraggio di correre ad annunciare, di non vergognarsi più, di non nascondersi più. Resta una brocca dimenticata, ormai inutile, superflua. Resta un Maestro sognatore, che vede già i campi biondeggiare. Resta un pozzo presso il quale ognuno può recarsi, credendo di esser solo.
(Letture: Es 17,3-7; Sal 94; Rm 5,1-2.5-8; Gv 4,5-42).
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