Lo sforzo di sentirci sale e luce della terra

V Domenica del Tempo Ordinario – Anno A
February 4, 2026
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli».
Non suonano come un comando queste parole di Gesù, Lui non ci dice di sforzarci di diventare sale e luce della terra, ma che già lo siamo: oggi Gesù ci rivela chi siamo veramente, ci svela una verità già tutta presente dentro di noi. A loro, a noi, gente così piccola e imperfetta da mescolarsi nell’insignificanza di ogni giorno, Gesù dichiara quel che già siamo: voi siete il sale, voi siete la luce. Quel sale che si scioglie e scompare per dare sapore e quella luce che permette di vedere le cose e il mondo siamo davvero noi. Increduli ascoltiamo queste parole: com’è possibile che, nascosto in noi, ci sia qualcosa capace di dar gusto, di impedire alla vita di andare a male e di corrompersi? E qualcosa che impedisca alla speranza di spegnersi, di illuminare il cammino? Ma sei proprio sicuro, non ti starai sbagliando Gesù? A me sembra invece, troppe volte, di camminare per le strade di un mondo insipido e buio, anzi gelido e che mi porti dentro quello stesso gelo e quello scialbo disgusto delle cose che rende insulso ogni momento. Eppure sembra proprio certo Gesù che quella ricchezza sia in noi e che il solo nostro compito sia di lasciarcene attraversare senza sciuparla, senza inaridirla. Lo sento ancora ripetermi «il mondo ha bisogno di te per non perdere sapore, per non restare al buio. Non parlo di qualcuno di speciale, ma di te, così come sei». Non mi chiede gesti eroici o di aggiungere qualcosa che non posseggo, ma mi invita a non sottrarmi, a non nascondere e spegnere quel che in me è vivo. Mi chiede di non contribuire al buio. Senza aver paura della mia piccolezza: il sale è piccolo, ma basta; e senza temere la mia fragilità: la luce trema, ma illumina. Piccole cose, come un pugno di sale e una fiammella cambiano la vita, cambiano il mondo: basta una lampada accesa e gli spigoli diventano visibili, i volti riconoscibili, le strade percorribili; basta un granello di sale e già cambia il sapore del cibo e diventa più buono e appetitoso. Il mondo non ha bisogno di eroi rumorosi, ma ha bisogno di gusto, ha bisogno di luce. Questo ci affida oggi Gesù, una responsabilità piccola e immensa che sta tutta nelle nostre mani: essere sale quando il mondo ci invita a diventare insipidi, essere luce quando è più comodo spegnersi. Perché basta così poco. Un granello di sale, una lampada accesa. E il gusto ritorna e il buio arretra.
(Letture: Is 58,7-10; Sal 111; 1Cor 2,1-5; Mt 5,13-16.)

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