Tra le acque del Giordano scopriamo il Dio con noi

Battesimo del Signore - Anno A
January 7, 2026
Tra le acque del Giordano scopriamo il Dio con noi
In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Oggi è giorno di fiumi e di cieli, di colombe e di voci, di acqua e sorprese. In quel fiume c’è un’umanità dolente, dubbiosa, consapevole di aver bisogno di un perdono; in quel fiume ci siamo tutti noi, con i nostri errori e le nostre delusioni. Aspettiamo di essere lavati, aspettiamo di essere accolti e di non sentirci più così tanto sbagliati. Forse qualcuno piange, forse qualcuno è scettico, chissà. Ma Lui è con noi, perché è un Dio che si mescola, senza distinzioni, senza misura e l’acqua lo accoglie come accoglie tutti noi: non ha paura di sporcarsi, Lui. L’acqua del Giordano infatti non è limpida: è un’acqua che conosce la storia degli uomini, che raccoglie lacrime, polvere, sudore, sangue, che assorbe tutte le scorie del vivere. Ma Lui non resta sulla riva a guardare con aria di sufficienza l’intorbidirsi dell’acqua, scende giù come a dirci che ormai nessuna profondità sarà più maledetta e nessun fondo sarà mai più profondo del Suo amore. A questo punto accade l’imprevedibile: quel cielo, gonfio come un grembo teso, all’improvviso si apre, si squarcia, forse scoppia per il troppo amore e una voce, voce di Padre compiaciuto, proclama tutto il suo amore: in quel «Tu sei amato» c’è anche il nostro nome, la nostra storia e il nostro desiderio più vero, quello di essere amati. Oggi è il giorno in cui i limiti, quelli tra cielo e terra, tra divino e umano, tra ciò che pensavamo sacro e ciò che consideravamo profano sono stati tutti cancellati. Dio non sta al di sopra di noi a giudicarci, ma dentro la nostra fatica e le nostre contraddizioni; non è il lontano, il separato, ma il Dio vicino: uno di noi, insomma. E l’amore non piove dall’alto, ma sale dal basso, dal profondo della vita, là dove sembra esserci solo polvere e fango. Sei entrato in questo mondo mettendoti in fila con i peccatori, per ricordarci che ci è sempre data una seconda possibilità, per farci capire che quando ami sai essere il più fragile e che con Te il senso inizia quando nulla ha più senso. Entri in questo mondo per dirci che l’acqua è la vita e che la vita va lasciata scorrere, come un fiume. Entri in questo mondo e apri i cieli chiusi e la strada ai nostri sogni, alla nostra sete di libertà, porti la gioia di Dio per salvare tutta la tenerezza del mondo. Il cielo è ancora aperto sopra di noi, continua a parlare e a dirci: «Non temere, tu sei amato. Sempre».
Letture: Is 42,1-4.6-7; Sal 28; At 10,34-38; Mt 3,13-17

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