Anche noi, tra salite e discese, siamo luce

II Domenica di Quaresima - Anno A
February 26, 2026
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
Ombra e luce, salite e discese: di questo parla oggi il Vangelo, quasi a farci capire che l’una non può esistere senza l’altra, che le fatiche e le estasi si tengono per mano, si accompagnano, si compenetrano. Come il trapassare del giorno alla notte e della notte al giorno. Non parla oggi Gesù, non fa discorsi stupefacenti o edificanti: prende quei tre amici fragili, impulsivi e veri e se li porta dietro sul monte, non perché siano i migliori, i più bravi, ma forse solo perché erano a lui più cari. Succede così fra amici. E loro sul monte ci arrivano proprio così come sono, incapaci di capire fino in fondo, fragili e limitati: come noi. La luce non è un premio esclusivo per quelli che non sbagliano mai, ma è per tutti, per chi sa restare e accettare di salire, per chi sa staccarsi dalla banalità e respirare aria un po’ più pulita. E me li immagino, quei tre, stropicciarsi gli occhi, guardare a bocca aperta quel che sta succedendo, spalancare lo sguardo per cercare di capire: “un volto come il sole, vestiti candidi come luce”. Il velo è caduto: brilla finalmente un Gesù tutto intero, compiuto, attraversato interamente dalla luce che lo abita. È come se fosse caduta una coperta, come se si fosse all’improvviso rivelata una verità. Troppo bello per essere vero, c’è quasi da strizzare gli occhi e calmare il battito del cuore e convincersi che non si tratta di un sogno. Tanto bello da desiderare di fermare l’attimo, da immaginarsi di non muoversi più, di restare così per sempre. Ma ecco che arriva la nube: non solo luce allora, ma anche ombra, perché Dio non si incontra unicamente nello splendore, ma anche nell’opacità, nella nebbia che offusca gli occhi, nella confusione, nell’incertezza che così spesso nascono in noi. E poi quella voce che invita ad una cosa sola: “Ascoltatelo”. Che è come dire “fidatevi della sua parola”. Ombre e luci, salite e discese oggi, insomma la vita tutta intera: a rivelarci che in ogni esistenza c’è una luce, che noi siamo più di ciò che appare, non solo il nostro fallimento, non solo le nostre ferite. Anche noi abitati dalla luce che, silenziosamente, ci trasfigura ogni volta che scegliamo l’amore. Questo è il nostro destino, il destino di figli. Amati.
(Letture: Gen 12,1-4; Sal 32; 2Tm 1,8-10; Mt 17,1-9)

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