Leone XIV: imploriamo la misericordia e la pace di Dio per il mondo intero

Il richiamo al termine dell’udienza generale di questa mattina. Al centro della catechesi la Chiesa: non esiste opposizione tra Vangelo e istituzione. La Chiesa è una comunità concreta di uomini e donne, con le loro fragilità e i loro talenti, chiamati ad annunciare il Vangelo nella storia
March 4, 2026
Leone XIV: imploriamo la misericordia e la pace di Dio per il mondo intero
Papa Leone XIV durante l'udienza generale in piazza San Pietro / VATICAN MEDIA
Ha fatto riferimento alla Quaresima il Papa durante l’udienza generale di questa mattina in piazza San Pietro. E ha invitato a vivere il tempo forte che prepara alla Pasqua «in spirito di penitenza e di conversione, implorando la misericordia e la pace di Dio per noi e per il mondo intero». Così Leone XIV è tornato a chiedere di fermare le armi. Non ha indicato esplicitamente la guerra iniziata da Usa e Israele contro Iran che sta infiammando l’intero Medio Oriente e i Paesi del Golfo persico. Il richiamo del Pontefice è arrivato durante i saluti ai pellegrini in lingua tedesca al termine della catechesi dedicata alla Lumen gentium, la Costituzione conciliare sulla Chiesa. È una nuova “tappa” del ciclo di riflessioni che, dall’inizio del 2026, il Papa ha scelto di incentrare ogni mercoledì ai documenti del Vaticano II.
Al centro della meditazione di oggi il concetto di Chiesa come «realtà complessa», insieme visibile e spirituale, secondo quanto indicato dal primo capitolo della Costituzione dogmatica. Il Pontefice ha chiarito subito un possibile equivoco: la Chiesa non è «complessa» nel senso di complicata o difficile da spiegare, né soltanto perché porta con sé duemila anni di storia. Nel significato latino del termine, «complessa» indica piuttosto un’unione ordinata di dimensioni diverse in un’unica realtà. La Lumen gentium afferma infatti che la Chiesa è un organismo ben compaginato, dove convivono – senza separazione e senza confusione – la dimensione umana e quella divina. Da un lato, essa è una comunità concreta di uomini e donne, con le loro fragilità e i loro talenti, chiamati ad annunciare il Vangelo nella storia. Dall’altro, la sua origine e la sua forza non derivano solo dall’organizzazione o dalle capacità dei suoi membri, ma dal disegno d’amore di Dio compiuto in Cristo.
Papa Leone XIV ha ricordato come la Chiesa sia insieme «assemblea visibile e mistero spirituale», «comunità terrena e Corpo mistico di Cristo», «realtà storica e popolo pellegrinante verso il cielo». Questa duplice dimensione non rappresenta una contraddizione, ma un mistero di comunione. Come in Cristo la natura umana e quella divina sono unite, così nella Chiesa ciò che è umano diventa luogo di manifestazione dell’azione divina. Guardando a Gesù – ha spiegato il Papa – chi lo incontrava percepiva la concretezza della sua umanità: il suo sguardo, le sue mani, la sua voce. Eppure, proprio attraverso quella carne si rivelava il Dio invisibile. Analogamente, attraverso la realtà concreta della Chiesa, Cristo continua a rendersi presente nel mondo.
Riprendendo il magistero di Benedetto XVI, Leone XIV ha ricordato che non esiste opposizione tra Vangelo e istituzione: le strutture ecclesiali non soffocano il Vangelo, ma servono alla sua incarnazione nel tempo. Non c’è una Chiesa ideale, pura e astratta, separata dalla storia; esiste l’unica Chiesa di Cristo, fatta di volti concreti e chiamata alla santità proprio dentro la fragilità. In questa prospettiva, la santità della Chiesa non consiste nella perfezione dei suoi membri, ma nel fatto che Cristo la abita e continua a donarsi attraverso di essa. Il Papa ha richiamato anche le parole di papa Francesco nell’esortazione Evangelii gaudium, dove si invita a «togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro». È un invito a riconoscere che Dio si rende visibile nella debolezza delle creature, trasformando la fragilità in luogo di grazia. La carità, ha evidenziato Leone XIV citando sant’Agostino, è la forza che edifica la Chiesa: senza di essa 
 

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