Primavera 1992 - Un luogo fermo nel tempo
Viaggio in Amazzonia con Ersilio Tonini tra gli Yanomami: “il mondo come al principio” e l’attesa di Pietro.
Ci sposammo a Sant’Eustorgio, a Milano. Viaggio di nozze in Irlanda, a giugno: il sole che, a quella latitudine, non tramontava mai. Le scabre isole Aran, noi isolati nella tempesta. Altri colori, altri mondi. E poi, di nuovo, Milano. Il telefono che suonava: partire, scrivere. Andai in Amazzonia con Ersilio Tonini, allora vescovo. Piccolo, magro, lo sguardo buono. Da Boa Vista con un relitto di aereo ad elica atterrammo sobbalzando su una sterrata nella foresta, in una missione fra gli Indios Yanomami. Un posto quasi immobile nel tempo.
Ragazzini nudi cacciavano il pesce nel fiume con le frecce in mano. Ci offrirono, da una pentola fumante, qualcosa che sembrava pollo. Ma fu davanti alla capanna del villaggio che Tonini si arrestò, sbalordito. Dentro, nella penombra, fra galline e maiali, nelle amache dormivano le mamme con i neonati. I bambini più grandi si rincorrevano nella polvere. I vecchi, seduti a terra, stavano a guardare. «É il mondo come al principio», sussurrò Tonini, devotamente. C’era davvero del sacro in quella capanna inviolata, che i cercatori d’oro bianchi minacciavano.
Un’afa, però. Avevo sempre nausea. Ricordo, sul volo di ritorno, lo sguardo di Tonini su di me: il primo a capire. Pietro sarebbe nato a settembre ‘92. Quel pollo nella pentola, era alligatore - ma non gli fece male.
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