Estate 1986 - Alta via delle dolomiti

Ricordo di fine luglio sulle Dolomiti: cammini lunghi, rifugi, amicizia, cielo di stelle, e la gioia di andare sempre oltre.
February 15, 2026
Alla fine di luglio ogni anno con gli stessi amici si andava sull’Alta Via: l’Alta Via delle Dolomiti, superbo tracciato fra le vette tra Trentino, Alto Adige e Veneto. Sei ore a piedi tra un rifugio e l’altro, in cui mangiare e dormire. La montagna, l’estate, la nostra allegria di ragazzi si condensavano in giorni splendenti. Il sole che spaccava le rocce, o acquazzoni violenti che ci lasciavano fradici e ridenti. Sull’Altopiano del Boè, ancora tracce di neve. Da una ripida forcella affacciarsi sulla Val Gardena nel rosa struggente di un tramonto: era così l’Eden, forse?
E dopo sei ore con lo zaino in spalla, che fame. Il tavolo già apparecchiato con lo speck e il pane nero, e piattate di canederli da stenderti. Una grappa al mirtillo, e il mondo dolcemente prendeva a danzare. Le stelle palpitanti nel cielo terso ti lasciavano addosso una domanda. Al mattino all’alba, assonnati ma disciplinati, in cammino. Il bello della Alta Via era andare, andare sempre oltre. I paesi in basso, piccoli e lontani. Su un pascolo a 3000 metri ci voltammo a un tonfo sordo: due montoni si prendevano a testate nella lotta per la supremazia. Cerbiatti timidi fuggivano ai nostri passi. Dormire come bambini nelle brande a castello. Milano, lontana. Una strada di stelle, così vicina al cielo.

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