Inverno 1987 - La bambina di Como

Una cronista di nera racconta un suicidio di una 13enne a Como: l’incontro col nonno spezzato la segna per sempre e la spinge a lasciare la “nera”, pur riconoscendola come una scuola dura e decisiva.
February 12, 2026
Avevo solo traversato piazza Cavour, ma dalla Notte a Repubblica era un altro universo. La Milano bene, la Milano “giusta”, Bocca e Scalfari in ascensore. Facevo ancora cronaca nera. Un pomeriggio d’inverno mi mandarono a Como: una ragazzina di 13 anni si era suicidata. Oggi è cosa drammaticamente frequente, allora era un assurdo. Nevicava. Senza catene sbandavo in autostrada. Il cuore stretto, la speranza di non trovare nessuno: giacché era il mio mestiere, avrei dovuto premere quel campanello.
Ma qualcuno rispose. Mi vergognavo nel dire: sono una giornalista. Il nonno che mi aprì tuttavia sembrò quasi confortato nel vedere qualcuno. La casa era deserta, solo lui era rimasto. «Io non posso capire, era una bambina bravissima a scuola, aveva amici, sembrava felice», mormorava il vecchio, seduto in cucina, distrutto, gli occhi a terra. Io, muta, e che voglia di scappare. Capendo appena qualcosa di quel dolore: ora che ho figli, ora che sono nonna posso capire davvero. Il silenzio di quella casa mi sgomentava. Tornai a Milano, era buio ormai, negli occhi avevo la faccia di quell’uomo. “Basta, mai più, basta con tanto dolore”, mi ripromisi, quasi con rabbia. Basta con la “nera”. Avevo visto troppo, e troppo presto. Però, che indimenticabile scuola. Cose che nei libri dell’Università non ci sono.

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