Inverno 1980 - Con la sirena accesa
In ambulanza nella Milano invisibile di Baggio, tra nebbia e neve, un ragazzo incontra la vita e la morte vere che gli restano addosso.
La chiamavano la Milano da bere. Nascevano le tv private, gli stilisti, plotoni di modelle straniere calavano in città. Io volevo vedere l’altra Milano, quella, per me borghese, invisibile. Feci un corso al Policlinico per volontari di ambulanza. Presi servizio alla Croce Verde Baggio, in fondo a Forze Armate.
La sera alla “colonnina”, in attesa che il telefono suonasse. C’era una gran nebbia, faceva freddo. Noi tre ragazzi a bordo, allegri come lo si è a vent’ anni. Nel correre nella notte con la sirena accesa che trafiggeva la nebbia sentivo il cuore accelerare. La vita vera, finalmente. La prima uscita fu indimenticabile. Nevicava. In una piccola via di Baggio trovammo sul marciapiede una ragazza morta, precipitata dall’alto. Salimmo al piano con la luce accesa, la porta era aperta. Sul tavolo c’era un biberon. Lo toccai, era ancora tiepido.
Dov’era finito quel bambino? Non lo seppi mai. Il sangue di quella ragazzina che si allargava sulla neve. Oh sì, la vita vera. Come la vecchia signora che all’ospedale San Carlo cercavano di rianimare col defibrillatore. Una scossa: il povero corpo inerte sobbalzava, ricadeva. Due, tre scosse, niente. Fine. Un lenzuolo. La vita vera, la morte vera. Milano vera: da un’ambulanza mi è rimasta nel cuore.
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