La curiosa storia delle divise olimpiche di Haiti (che sono Made in Italy)

I capi raccontano di uno stretto legame tra il nostro Paese e l'isola martoriata da violenza e crisi istituzionali. La stilista, Stella Jean: «Gli unici beni che Haiti può ancora esportare sono l'arte e la bellezza»
February 9, 2026
Un uomo e una donna sono vestiti con le divise olimpiche di Haiti, disegnate dalla stilista Stella Jean
Le divise olimpiche della squadra di Haiti / © Stella Jean
Un cavallo rosso. I disegni realizzati a mano direttamente sulla stoffa. Il legame stretto con l’Italia. E un piccolo «miracolo», come lo ha definito Stella Jean, stilista italo-haitiana. Sono gli elementi con cui sono state confezionate le divise di una delle delegazioni più piccole presenti ai Giochi Olimpici: quella haitiana, con i suoi due atleti, Stevenson Savart e Richardson «Richi» Viano. La loro presenza è molto significativa perché Haiti sta vivendo una delle crisi più gravi del nostro tempo (come anche Avvenire ha raccontato negli scorsi mesi tramite il progetto Figli di Haiti). Violenza, collasso delle istituzioni, miseria, catastrofi naturali: tutto si concentra in uno spazio poco più grande della Lombardia, nel silenzio internazionale. Eppure, il Paese ha un passato che viene considerata glorioso. È la prima Repubblica nera della storia, il luogo in cui una rivolta di schiavi ha avuto successo, e per questo è stato punito dall’Occidente. Una storia complessa, che in questi giorni viene messa sotto agli occhi di tutto il mondo proprio grazie alle divise. «Al centro c’è la creatività haitiana, il prodotto che il Paese può ancora esportare. L’arte, la bellezza, la resistenza, sono tutti valori di Haiti» spiega proprio Stella Jean, la creatrice dei capi. Padre italiano e madre haitiana, è la prima stilista nera nel nostro Paese e nelle sue creazioni unisce sempre le sue due anime. Lo aveva fatto anche per le Olimpiadi del 2024: in quel caso le divise haitiane erano state premiate per la loro bellezza.
In questa edizione, i capi olimpici prendono ispirazione dalle opere di un artista haitiano-americano, Edouard Duval-Carrié, ma sono di fatto Made in Italy. A realizzarle è stata l’azienda di abbigliamento sportivo fondata dall’ex campione italiano di sci Pietro Vitalini. «Quando dico che la realizzazione è stata un miracolo, non scherzo – specifica Jean – All’inizio nessuno voleva produrle, anche perché il nostro budget era molto basso. Poi abbiamo incontrato Vitalini». Di imprevisti, poi, ce ne sono stati altri. Di prassi, prima della realizzazione, i disegni dei completi devono essere approvati dal Comitato Olimpico Internazionale. «Abbiamo mandato gli sketch l’anno scorso, ma la risposta è arrivata solo il 4 gennaio. E nel nostro caso, era una bocciatura». Le divise non andavano bene e la motivazione è da cercare in una regola generale: i materiali di gara olimpici non possono mai rappresentare simboli di natura politica, religiosa o razziale. E tale era stato considerato il progetto di Stella Jean, che sui capi aveva disegnato il generale Toussaint Louverture, padre di Haiti, ex schiavo alla guida della ribellione haitiana contro i colonizzatori francesi. «Sono state 24 ore di disperazione – dice la stilista – Poi ho pensato alle persone con cui ho lavorato in questi anni. Tra loro, ci sono alcune artigiane italiane che sono anche pittrici tessili». Così, su uniformi già ultimate, le artiste hanno dipinto in fretta e furia un nuovo disegno, poi approvato. Rispetto allo sketch precedente è stato rimosso Toussaint Louverture. «Mi viene da dire che alla fine dobbiamo ringraziare per la bocciatura ricevuta perché, forse, la presenza di un cavallo senza un cavaliere fa venire ancora più domande sulla storia di Haiti, è un’assenza che parla» aggiunge Jean. C’è un ultimo elemento che lega le divise all’Italia. Uno dei due atleti in gara, Richi Viano, ha imparato ad amare lo sci proprio sulle piste del nostro Paese. I suoi genitori adottivi sono italiani. Tra la realizzazione delle divise in Italia, lo sguardo italo-haitiano della stilista e il legame degli atleti con l’Italia, «il ponte tra i due Paesi è sempre più forte» conclude Stella Jean.

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