Leone XIV: «Il futuro dell'umanità sta nella fratellanza tra i popoli»

di Agnese Palmucci, Roma
Ieri mattina, dopo la preghiera dell'Angelus dal Palazzo apostolico, il Papa ha ricordato la Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani, ribadendo che «la pace comincia con la dignità». Poi ancora la preghiera per le comunità nigeriane, vittime di continue violenze e attacchi terroristici
February 9, 2026
Leone XIV: «Il futuro dell'umanità sta nella fratellanza tra i popoli»
Papa Leone XIV durante la preghiera dell'Angelus, 8 febbraio 2026 - (Vatican Media)
La rincorsa al potere «economico e militare» non dà «futuro all’umanità». Avvenire di pace, ha sottolineato ancora una volta il Papa al termine dell’Angelus di ieri mattina, che sta invece «nel rispetto e nella fratellanza tra i popoli». Ai presenti in piazza San Pietro, come a tutti gli uomini e le donne del mondo, ha chiesto di continuare senza sosta «a pregare per la pace». In particolare il pensiero di Leone XIV, «con dolore e preoccupazione», è andato «ai recenti attacchi contro varie comunità in Nigeria che hanno causato gravi perdite di vite umane». Poi ha espresso «vicinanza orante a tutte le vittime della violenza e del terrorismo» e auspicato «che le autorità competenti continuino ad adoperarsi con determinazione per garantire la sicurezza e la tutela della vita di ogni cittadino».
La tutela della dignità umana, infatti, è il requisito essenziale per la stessa pace, ha proseguito il Pontefice nel giorno della memoria di santa Giuseppina Bakhita, in cui si è celebrata anche la 12° Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone. «Ringrazio le religiose e tutti coloro che si impegnano per contrastare ed eliminare le attuali forme di schiavitù. - ha detto rivolto ai tanti volontari della Rete anti-tratta Talitha Kum, presenti in piazza San Pietro, - Insieme a loro dico: la pace comincia con la dignità!». Poi papa Leone XIV ha assicurato la sua preghiera anche «alle popolazioni del Portogallo, del Marocco, della Spagna, in particolare di Grazalema in Andalusia, e dell’Italia meridionale, specialmente di Niscemi in Sicilia colpite da inondazioni e frane». Ha incoraggiato le comunità, in queste circostanze difficili, «a rimanere unite e solidali, con la materna protezione della Vergine Maria».
Volontari e giovani leader della Rete anti-tratta Talitha Kum in piazza San Pietro per l'Angelus, 8 febbraio 2026 - (ANSA)
Volontari e giovani leader della Rete anti-tratta Talitha Kum in piazza San Pietro per l'Angelus, 8 febbraio 2026 - (ANSA)
Durante la preghiera mariana, commentando il brano di Vangelo (Mt 5,13-14) proposto ieri dalla liturgia, il Papa ha ricordato come «dopo avere proclamato le Beatitudini, Gesù si rivolge a coloro che le vivono, dicendo che grazie a loro la terra non è più la stessa e il mondo non è più nel buio». È infatti «la gioia vera a dare un sapore alla vita», la gioia sprigionata «da uno stile di vita, da un modo di abitare la terra e di vivere insieme che va desiderato e scelto»: quello di Gesù. Dopo l’incontro con Lui, ha continuato Prevost ricordando il brano delle Beatitudini, «sembra insipido e opaco ciò che si allontana dalla sua povertà di spirito, dalla sua mitezza e semplicità di cuore, dalla sua fame e sete di giustizia, che attivano misericordia e pace come dinamiche di trasformazione e di riconciliazione». Ancora nella prima lettura, ha aggiunto davanti a una piazza San Pietro con centinaia di fedeli riuniti per la preghiera mariana nonostante il maltempo, «il profeta Isaia elenca gesti concreti che interrompono l’ingiustizia: dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire chi vediamo nudo, senza trascurare i vicini e le persone di casa».
Fedeli in piazza San Pietro per l'Angelus, 8 febbraio 2026 - (Vatican Media)
Fedeli in piazza San Pietro per l'Angelus, 8 febbraio 2026 - (Vatican Media)
Così facendo, si legge in Isaia, «la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto». Da un lato, dunque, la luce «che non si può nascondere, perché è grande come il sole che ogni mattina scaccia le tenebre», ha ribadito il Papa citando di nuovo il Vangelo di ieri, «dall’altra una ferita, che prima bruciava e ora guarisce». Perdere sapore e rinunciare alla gioia è faticoso, «eppure, è possibile avere questa ferita nel cuore», ha proseguito, perché vivere la gioia vera è, appunto, una scelta di ogni giorno. Allora «Gesù sembra mettere in guardia chi lo ascolta, perché non rinunci alla gioia» e aiuti gli altri a fare lo stesso. Quante persone, infatti, «e forse è capitato anche noi», ha sottolineato, «si sentono da buttare, sbagliate», «come se la loro luce sia stata nascosta». Al contrario Gesù «ci annuncia un Dio che mai ci getterà via, un Padre che custodisce il nostro nome, la nostra unicità» e in Lui «ogni ferita, anche profonda, guarirà accogliendo la parola delle Beatitudini e rimettendoci a camminare sulla via del Vangelo».
Fedeli in piazza San Pietro per l'Angelus, 8 febbraio 2026 - (ANSA)
Fedeli in piazza San Pietro per l'Angelus, 8 febbraio 2026 - (ANSA)
Sono infatti «gesti di apertura agli altri e di attenzione, quelli che riaccendono la gioia», ha concluso il Papa, anche se «nella loro semplicità ci pongono controcorrente». Lasciandosi nutrire dalla comunione con Gesù, «senza alcuna esibizione saremo allora come una città sul monte, non solo visibile, ma anche invitante e accogliente: la città di Dio in cui tutti, in fondo, desiderano abitare e trovare pace». Uomini e donne «dediti» agli altri sull’esempio dei beati come don Salvatore Valera Parra, beatificato sabato a Huércal-Overa, in Spagna, che il Papa ha ricordato dopo l’Angelus come «parroco pienamente dedito al suo popolo, umile e premuroso nella carità pastorale». «Il suo esempio di prete centrato sull’essenziale sia di stimolo ai sacerdoti di oggi ad essere fedeli nella quotidianità vissuta con semplicità e austerità», ha aggiunto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Temi