Padre Ivan: «Per vie tortuose sono arrivato al sacerdozio. Ora aiuto i giovani a fare la loro strada»
Il religioso cosentino degli oblati di Maria - in servizio a Cagliari - racconta la sua storia. Una scelta controcorrente e sorprendente: «Ero lontano dalla Chiesa ma a Medjugorje qualcosa è cambiato»

Ogni mattina padre Ivan Garro ripete la formula dei voti «fino a sera: li rinnovo per l’intera giornata, rispondo “sì” per quel giorno che ho da vivere». Perché il «per sempre» può sembrare inarrivabile, «anche nel matrimonio», se pronunciato con un’ottica umana che si basa sulle proprie forze e non si abbandona alla grazia. «Per tutta la vita: sono capace, ce la faccio?», si è chiesto il trentaseienne cosentino, che ha emesso i voti perpetui fra i missionari Oblati di Maria Immacolata (Omi) il 3 dicembre 2022 dopo un cammino lungo, graduale, a tratti tortuoso: segno che la chiamata alla consacrazione religiosa non arriva a superuomini privi di dubbi, paure e ripensamenti. «Quanta pazienza ha avuto il Signore con me, accompagnandomi passo dopo passo», riflette padre Garro, ordinato sacerdote il 30 settembre 2023 e viceparroco a Sant’Elia a Cagliari, dove collabora anche con la pastorale vocazionale dell’arcidiocesi.
Ripensando alla sua adolescenza, Ivan ricorda: «Dopo la Cresima ero sparito dai radar ecclesiali. Finché a 16 anni, nel 2005, fu importante un pellegrinaggio a Medjugorje per scoprire la preghiera come qualcosa di bello: sono partito con le cuffiette nelle orecchie mentre tutti pregavano il Rosario nel bus e non ne volevo sapere, sono tornato unendomi a loro». Seguono altri pellegrinaggi e iniziano le domande interiori: «Mi affascinavano i consacrati», confida. Nel frattempo frequenta la facoltà universitaria di Fisica e si confronta con tanti gruppi e movimenti, da Comunione e liberazione al Cammino neocatecumenale, mentre frequenta il Rinnovamento nello Spirito: «Sono stati anni che hanno formato in me uno spirito ecclesiale». Finché nella chiesa di San Domenico a Cosenza arriva alla comunità degli oblati, nel 2008: «Mi hanno colpito per la loro accoglienza i ragazzi del Mgc, il Movimento giovanile costruire, che raggruppa la pastorale giovanile oblata. Ho scoperto la dimensione comunitaria e la bellezza delle relazioni profonde, l’importanza di vivere il Vangelo insieme che mi apriva alla missione».
Due anni dopo Ivan approda al Centro giovanile degli oblati a Marino fra i Castelli Romani, una realtà comunitaria dove formarsi e fare discernimento sulla propria vocazione, qualunque essa sia: «Nel 2011 sono tornato a Cosenza, ho terminato la triennale di fisica, mi sono fidanzato. Ma qualcosa dentro si è schiarito: ho compreso che la proposta del Signore incontrava un desiderio dentro di me; così nel 2013 sono ripartito per Marino e ho professato i primi voti nel 2016. Sono stato accompagnato da tante persone, “angeli” che mi hanno aiutato ad affrontare momenti di crisi e di passaggio: confratelli, sacerdoti, ma anche coppie e famiglie. Provo tanta gratitudine». E definisce «una ricchezza» vivere dal 2022 in una comunità oblata, composta da altri quattro confratelli, dove si occupa di «iniziazione cristiana, pastorale giovanile e oratorio: nel farmi prossimo ai ragazzi vivo la sfida di offrire qualcosa che incontri le loro passioni e sia uno spazio sano di amicizia, approfondimento e servizio».
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