Inverno 1977 - In viaggio con te
Viaggiando col padre, ogni dettaglio della strada si accende e l’Italia degli anni ’70 appare semplice, generosa e buona.
Era bello, viaggiare con mio padre. Attraverso il suo sguardo vedevo cose che non avevo mai notato. In autostrada il motore della vecchia Citroen Ds verde dal muso di rana ronfava come un gatto che fa le fusa. Andavamo verso il Brennero. «Lo vedi come le case, adesso, cominciano ad avere il tetto inclinato, perché la neve scivoli via?» mi diceva.
Mi indicava i nidi degli uccelli sugli alberi nudi, quasi in attesa. Ci fermavamo in un paesino per un caffè e lui era curioso di tutto: entrava nella pieve, leggeva sui muri gli annunci delle partecipazioni ai lutti, studiava la radice dei cognomi e le scritte delle meridiane sulle case. Cercava tutti i segni della vita di quel paese. Scambiava qualche parola con i vecchi sulla soglia di casa, ne coglieva l’accento già veneto. Poi, a pranzo, ci si fermava in una trattoria alla buona lungo la Statale. Odore di soffritto e arrosto, grandi piatti di tagliatelle, un bicchiere di rosso.
Come si mangiava bene. Mio padre allungava due bocconi a un cagnolino sotto al tavolo. Salutava cordiale. Ripartivamo. In Alto Adige su ogni porta, tracciata col gesso una scritta: G+M+B 1976, le iniziali dei re Magi e l’anno corrente. Che Dio benedica questa casa, significava. Accanto a mio padre l’Italia di quegli anni mi pareva generosa e buona.
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