Primavera 1973 - Allo specchio

In un albergo di Roma, lo sguardo di uno sconosciuto e uno specchio le rivelano d’un tratto che è diventata donna, spalancandole speranze nuove.
February 1, 2026
Non avevo ancora 15 anni. Ero magra e pallida, il viso, invece, tondo e infantile. All’ora di ginnastica a scuola vedevo le mie compagne già donne, e orgogliose di esserlo. Le invidiavo. Io, ero in ritardo. Allo specchio del bagno al mattino mi rattristavo. Una bambina secca e troppo lunga. Nessuno mai mi avrebbe guardato. Con mio padre a primavera tornammo a Roma, un albergo in via del Tritone. Un giovane fattorino mi portò la valigia in camera. Poteva avere la mia età.
Nell’uscire si fermò un istante sulla porta a guardarmi. Io, confusa, pensai che volesse una mancia: cercai in tasca, non avevo monete. Il fattorino sorrise e se ne andò. Ma perché mi aveva guardato a quel modo? Mi imbattei nel grande specchio della camera. Con meraviglia incrociai la figura che mi stava davanti. Era una donna ormai, acerba, ma una donna. Lo scoprii davanti a quello specchio, e solo perché lo sguardo di uno sconosciuto me lo aveva rivelato. Il tempo e la primavera avevano operato la metamorfosi.
Accade a ogni bambina. Per lo stupore mi sedetti sul letto. Come, nel silenzio di quell’hotel romano, tutto mi apparve di colpo nuovo. Speranze e sogni finora assurdi, ora possibili. Innamorarsi, essere amata, avere dei figli. Forse sarebbe accaduto? Fuori pioveva. Quell’istante di felice sbalordimento, in una primavera romana.

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