Luglio 1967 - Quell’alba

Un’alba sulle Dolomiti, nella casa vuota per la morte della sorella, diventa un gesto di speranza.
January 28, 2026
Eravamo tornate sole quell’estate, mia madre e io, nella vecchia casa delle estati felici. Tutto era uguale, solo mia sorella non c’era. (Mi meravigliava come ogni cosa, le montagne, le nostre stanze, fosse identica: indifferente il mondo, mentre noi passiamo). Dormivo, in quell’alba, sotto al piumino candido. Sentii confusamente il cigolio delle persiane spalancate, un primo chiarore aurorale schiarì la stanza. Mi voltai dall’altra parte. Ma mia madre mi scuoteva: “Marina, alzati”. Con gli occhi ancora socchiusi andai verso la finestra spalancata sulle montagne. Era l’istante in cui il primo raggio accende di rosa le Dolomiti, in un silenzio di miracolo. Attorno tutti dormivano ancora, chiuse le imposte, immobili le altalene.
Solo un uccello cantava. E ogni cosa così intatta e pura, dalle rocce delle cime ai fiori nei campi, che per un attimo mi sembrò di vedere il mondo come era stato “prima”, prima che una oscura tempesta lo mandasse in frantumi. Il mondo come era al principio, pensai attonita. L’Eden forse? Non ci scambiammo una sola parola. Ma lei mi aveva svegliato per lasciarmi una cosa importante: tua sorella è morta, tu mi vedi distrutta, eppure guarda, Marina, quest’alba. É ciò a cui siamo chiamati a tornare. Quella finestra spalancata. Una speranza, in una casa vuota.

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