Aprile 1969 - Venezia come un miracolo

Prima volta a Venezia con mio padre: tra silenzi e meraviglia, la bellezza apre una speranza.
January 29, 2026
Con mio padre, per la prima volta a Venezia. Era aprile, andammo in treno. Pioveva, ma poco. Con mio padre, sempre lontano per lavoro, non avevo confidenza. Lui cercava di ricrearla, ora che ero rimasta la sua sola bambina. Mi guardava, adesso, con una diversa tenerezza. Ma io, non sapevo che dire. Guardavo fuori dal finestrino. Appena usciti dalla stazione, Venezia mi si parò davanti, regina. Canali, ponti, gondole, incredibile: una fiaba, sull’acqua. Da un vaporetto Venezia scivolava con i suoi palazzi di marmo sotto ai miei occhi, come un incantesimo.
Tacevo ora non per ritrosia, ma per stupore. Non c’erano, allora, tanti turisti. In un mattino feriale la città era quasi vuota. Camminammo a lungo, la Basilica di San Marco ci spalancò davanti i suoi ori. E quanti piccioni: mi si appollaiavano sulle braccia per beccare dal sacchetto di grano. Mio padre colse l’istante in una foto: finalmente, ridevo. Poi ancora a piedi, su e giù per calli e scale, fino a un campiello candido. C’era un pozzo, nel mezzo. Un silenzio sacro nel campiello deserto. Non so perché mio padre mi portò lì. Forse c’era stato, ragazzo, con mia madre? In treno, di nuovo zitta. Ma un silenzio diverso. Vedere la bellezza ti cambia, come ti aprisse dentro un sentiero. Si era aperto un sentiero ‒ dunque una speranza.

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