Marzo 1967 - La fine dell’infanzia
Il 13 marzo, nella neve e nel silenzio, il funerale della sorella spezza l’infanzia e la madre si risveglia nel dolore.
13 di marzo. Sulle Dolomiti nevicava abbondantemente. Salendo da Milano in auto con mio padre i tergicristalli faticavano a liberare il parabrezza. Da Milano a Cortina non ci dicemmo una parola. Avevo 8 anni. Su quel furgone nero che procedeva adagio, poco avanti a noi, c’era mia sorella, morta a 14 anni, con mia madre accanto alla bara. La neve copiosa rendeva tutto tanto silenzioso che il mondo attorno pareva irreale. A me, che le Dolomiti le avevo viste solo d’estate, quel manto candido e algido generava uno sgomento profondo: i prati, i fiori, l’estate della mia infanzia, tutto pareva sepolto dal gelo.
Anche loro, con mia sorella, erano morti. Al cimitero molti viali non avevano nemmeno un’orma. Anche i passi del nostro piccolo corteo erano completamente muti. I miei accarezzarono la bara. Quali occhi avevano, li vedo ancora. Poi sigillarono il loculo con una lapide. Guardai mia madre, bianca in faccia come la neve. Ce ne andammo. Mia sorella restava lì, sola. Non era possibile. Era solo un sogno, mi dicevo. All’ alba, la mattina dopo, mia madre accanto a me aprì gli occhi. Quanto terribile deve essere svegliarsi, e di colpo ricordare tutto.
C’era il sole. Lentissima, come trasfigurata in un’altra donna, mia madre si alzò e cominciò a vestirsi. E anche io, non ero più una bambina.
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