Berlino dice addio alle otto ore:
sul lavoro più flessibilità

Mentre il governo taglia dall’1,3 all’1% le stime di crescita, via libera all’introduzione dell’orario massimo settimanale, che consentirà una maggiore elasticità. Allo studio nuovi incentivi per gli straordinari
January 28, 2026
Berlino dice addio alle otto ore:
sul lavoro più flessibilità
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz/ REUTERS
Vincenzo Savignano
Berlino
Il governo tedesco è pronto a dire basta alle otto ore lavorative. Ieri il Kabinett, il consiglio dei ministri dell’esecutivo federale, ha dato il via libera ad una nuova strategia nel settore del turismo in cui la tradizionale giornata lavorativa di otto ore sarà sostituita da un orario di lavoro massimo settimanale. Sebbene le modifiche siano state originariamente pensate soprattutto per il settore turistico, dove sono previste numerose forme di contratto a tempo e stagionali, in futuro il governo vorrebbe applicare la nuova strategia a tutti i settori dell’economia e del mercato del lavoro.
L’attuale legislazione sull’orario di lavoro stabilisce che l’orario giornaliero di otto ore possa essere esteso a dieci ore solo in casi eccezionali. Un prerequisito è che la media di otto ore lavorative giornaliere non venga superata nell’arco di sei mesi. Con il previsto passaggio a un orario di lavoro massimo settimanale, questi rigidi limiti verrebbero meno. I genitori, ad esempio, avrebbero la possibilità di lavorare più ore in alcuni giorni e di prendersi completamente il giorno libero in altri. Il settore alberghiero e turistico, con i suoi tipici turni stagionali, nei fine settimana e di notte, trarrebbe particolare beneficio da questo allentamento delle regole. Oltre a orari di lavoro più flessibili, il governo tedesco – che ieri ha rivisto al ribasso dall’1,3% all’1% le stime di crescita per il 2026 – sta pianificando anche nuovi incentivi finanziari per gli straordinari. La questione delle otto ore lavorative rientra in un dibattito più ampio avviato da Friedrich Merz fin dal suo primo discorso da cancelliere, il 14 maggio 2025: «Dobbiamo lavorare di più e meglio, in modo più efficiente», sottolineò di fronte al Bundestag. Pochi giorni dopo gli fece eco il segretario generale del suo partito, la Cdu, Carsten Linnemann, che invitò tutti i cittadini a impegnarsi di più «per garantire prosperità a se stessi, alle proprie famiglie e alla Germania».
Da qui si è innescata anche la discussione sulle otto ore lavorative giornaliere e anche sull’abolizione del part time in alcuni settori e sul superamento dei mini job, contratti lavorativi limitati nel tempo e nei guadagni che non prevedono alcun versamento dei contributi da parte del datore di lavoro. Molti studi di autorevoli istituti economici sembrano, almeno in parte, dare ragione al cancelliere Merz. Secondo l’Iw, istituto economico con sede a Colonia, nel 2023 un tedesco in età lavorativa tra i 15 e i 64 anni ha lavorato in media 1.036 ore, un greco 1.172, un polacco 1.304. Inoltre, e forse questo è il dato più interessante, mentre nella maggior parte dei Paesi europei il numero delle ore lavorative pro capite negli ultimi dieci anni è aumentato progressivamente, per esempio in Spagna del 15% e in Polonia del 21%, in Germania si è registrato un aumento solo del 2%.
Altri studi hanno rilevato che in Germania rispetto agli altri Paesi europei ci sarebbero troppe ferie, troppe festività comandate e sempre più lavoratori si assenterebbero dal posto di lavoro per malattia o motivi personali. Dare maggiore flessibilità a dipendenti e aziende è la strada da percorrere secondo Merz e molti politici dell’Unione Cdu/Csu. Ma Yasmin Fahimi la presidente della Dgb, Confederazione dei sindacati tedeschi che ha un legame storico con i socialdemoratici della Spd, alleati di governo dei conservatori di Merz, ha già annunciato il no alla riforma: «I sindacati si battono per la giornata lavorativa di 8 ore come orario di lavoro regolare fin dal 1918. La legge sull’orario di lavoro tutela la salute dei dipendenti contro il superlavoro».

© RIPRODUZIONE RISERVATA