Come funziona l'Orologio dell'Apocalisse, secondo cui il mondo è a 85 secondi dalla fine
di Giulio Isola
I “conti” del Bulletin of the Atomic Scientists prendono in esame le tensioni geopolitiche, la crisi climatica, il riarmo nucleare e l’uso incontrollato delle nuove tecnologie. Mai, neppure durante la Guerra fredda, siamo stato così vicino alla catastrofe globale

«Siamo a 85 secondi dall’Apocalisse». È la diagnosi, severa e documentata, che il Bulletin of the Atomic Scientists consegna al mondo all’inizio del 2026, aggiornando il suo simbolo più celebre e inquietante: l’Orologio dell’Apocalisse. Le lancette avanzano ancora, di quattro secondi rispetto all’anno scorso, fermandosi a una distanza dalla mezzanotte – metafora della catastrofe globale – mai raggiunta prima, neppure nei momenti più tesi della Guerra fredda. Dal 1947, quando il Bulletin iniziò a misurare il rischio esistenziale per l’umanità, l’orologio ha oscillato seguendo guerre, trattati, distensioni e fallimenti politici. Il punto di massima “sicurezza” resta il 1991, con la fine della contrapposizione tra blocchi e l’Apocalisse collocata a 17 minuti di distanza. Anche nei momenti più bui dello scontro nucleare tra Stati Uniti e Unione Sovietica non si era mai scesi sotto i tre minuti. Ancora nel 2010, complice una stagione di cooperazione diplomatica e l’accordo di Copenaghen sul clima, le lancette segnavano sei minuti alla mezzanotte. Poi, un lento e inesorabile precipitare: due minuti nel 2018, 100 secondi nel 2020, 90 nel 2023. Oggi, appena 85.
A misurare questo conto alla rovescia non è un ristretto circolo di allarmisti, ma un gruppo interdisciplinare di scienziati ed esperti di livello internazionale: fisici nucleari, climatologi, studiosi di nuove tecnologie, specialisti di rischi biologici e pandemici. La loro valutazione tiene insieme fattori diversi ma convergenti: l’inasprimento degli attriti geopolitici, la crisi climatica non governata, la corsa agli armamenti – soprattutto nucleari – e un panorama tecnologico in rapida espansione, dall’intelligenza artificiale alle biotecnologie, spesso più veloce delle regole pensate per contenerne gli effetti. Nel documento che accompagna l’aggiornamento dell’orologio, il giudizio è netto. «Un anno fa avevamo lanciato l’allarme: il mondo era pericolosamente vicino a un disastro globale», ricordano gli scienziati. «Invece di invertire la rotta, Russia, Cina, Stati Uniti e altri grandi Paesi sono diventati sempre più aggressivi, antagonisti e nazionalisti». Le intese faticosamente costruite nel dopoguerra – sul controllo degli armamenti, sulla cooperazione climatica, sulla sicurezza globale – si stanno sgretolando, alimentando una competizione tra potenze in cui prevale la logica del “vincitore prende tutto”.
Nel mirino del Bulletin finiscono anche scelte politiche precise. L’amministrazione Trump viene citata esplicitamente per il riarmo nucleare, l’attacco all’Iran, il progetto di difesa Golden Dome, l’ostilità verso le energie rinnovabili, politiche sull’intelligenza artificiale che privilegiano l’innovazione a scapito della sicurezza e i tagli a sanità e ricerca, che indeboliscono la capacità di risposta a pandemie e nuove minacce biologiche. Ma il quadro, avvertono gli esperti, è più ampio e riguarda una diffusa irresponsabilità della classe dirigente globale: «Troppi leader sono diventati compiacenti o indifferenti, adottando retoriche e politiche che accelerano anziché mitigare i rischi esistenziali». Accanto alle minacce materiali, però, se ne affaccia una più sottile e altrettanto corrosiva: la crisi dell’informazione. Maria Ressa, giornalista investigativa filippina e Premio Nobel per la pace 2021, parla senza mezzi termini di un «Armageddon dell’informazione». Secondo Ressa, la verità dei fatti è stata «corrotta in modo deliberato e sistematico dalle piattaforme che mediano le nostre informazioni per profitto», favorendo polarizzazione, sfiducia e l’ascesa di leader illiberali. Il rischio più grave, avverte, è «la fusione del potere dello Stato con quello dell’oligarchia tecnologica», una dinamica che mina alla radice la cooperazione internazionale necessaria per affrontare le grandi crisi globali. Eppure, ricordano gli stessi scienziati, l’Orologio dell’Apocalisse non nasce solo come simbolo di condanna. È anche – e forse soprattutto – una chiamata alla responsabilità. «Segnare 85 secondi alla mezzanotte è un avvertimento estremo», spiegano, «ma anche un invito all’azione». Il tempo per agire non è infinito, ma non è ancora scaduto. La storia dell’orologio dimostra che le lancette possono arretrare. A condizione che la politica ritrovi il senso del limite, la cooperazione torni a essere un valore condiviso e la tecnologia venga rimessa al servizio dell’uomo, non del suo annientamento.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






