L'Italia ha il record europeo delle querele temerarie: che cosa sono

Nel 2024 sono state censite 167 azioni legali di questo tipo in Europa. Ventuno arrivano dal Belpaese, che per il secondo anno consecutivo è quello più colpito. Un segnale allarmante sulla contrazione dello spazio civico e sui limiti della nuova normativa europea anti-Slapp
January 28, 2026
L'Italia ha il record europeo delle querele temerarie: che cosa sono
Non servono censure esplicite, né redazioni chiuse con la forza: oggi il silenzio si può ottenere per via giudiziaria, a colpi di querele milionarie e minacce legali capaci di fiaccare anche le voci più solide. È quanto emerge dal nuovo rapporto della Coalition Against SLAPPs in Europe e della Fondazione Daphne Caruana Galizia. Un’Europa dove chi indaga, denuncia o critica il potere viene sempre più spesso trascinato in tribunale non per cercare giustizia, ma per essere intimidito. Nel 2024 le azioni legali temerarie censite sono state 167, una in più rispetto all’anno precedente. Un numero che, isolato, può sembrare marginale. Ma il dato diventa allarmante se letto in prospettiva. Dal 2010 a oggi le SLAPP (Strategic Lawsuit Against Public Participation) documentate salgono a 1.303, in netto aumento rispetto alle 1.049 rilevate fino al 2023. Non episodi sporadici, ma una dinamica strutturale che accompagna la progressiva contrazione dello spazio civico europeo.
In questo scenario l’Italia occupa una posizione scomoda. Per il secondo anno consecutivo è il Paese europeo con il maggior numero di casi registrati nel 2024, 21 in totale, davanti alla Germania con 20. Un primato che pesa anche per i protagonisti coinvolti. Tra i casi mappati figurano la querela della ministra del Turismo Daniela Santanché contro l’Espresso, con una richiesta di risarcimento da 5 milioni di euro, e l’azione legale del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso contro Il Foglio e Il Riformista, per somme comprese tra 250.000 e 500.000 euro. Azioni che producono un effetto immediato, a prescindere dall’esito giudiziario: dissuadere, logorare, scoraggiare.
Ma il rapporto avverte che ciò che emerge è solo la punta dell’iceberg. La maggior parte delle pressioni avviene prima dell’aula di tribunale, nella fase precontenziosa. Lettere di diffida, minacce legali, richieste di risarcimento sproporzionate che raramente diventano pubbliche ma che incidono profondamente sul lavoro di giornalisti, attivisti e whistleblower. È qui che il meccanismo intimidatorio funziona meglio, perché resta invisibile.
La Direttiva europea anti-SLAPP approvata nel 2024 segna un passo avanti importante, ma insufficiente. L’Unione Europea, priva di competenze dirette sui procedimenti nazionali, ha limitato le tutele ai soli casi transfrontalieri, come quello che coinvolge la Bbc, querelata da Trump per 10 miliardi di dollari, e Greenpeace, bersaglio della causa da 660 milioni di dollari dell’Energy Transfer, contro la quale la Ong ha sporto una controquerela nei Paesi Bassi. Una protezione dunque parziale, che lascia scoperto oltre il 90 per cento delle azioni legali temerarie, quasi tutte di natura interna. Consapevole del rischio, la Commissione Europea ha invitato gli Stati membri a estendere le garanzie anche ai casi nazionali e a tutti i procedimenti, inclusi quelli penali e amministrativi. Polonia e Belgio hanno già dato segnali concreti in questa direzione.
Ignorare questo invito significa depotenziare la riforma, anche se per il governo italiano sarebbe sufficiente limitarsi al recepimento formale della direttiva. «Per il secondo anno consecutivo il nostro Paese detiene il primato europeo per numero di azioni vessatorie - osserva Sielke Kelner, coordinatrice del gruppo di lavoro italiano di CASE, costituitosi nel 2021dall’unione di molte organizzazioni, tra cui Amnesty International Italia, Articolo 21 e Transparency International Italia -. Un abuso del sistema giudiziario che mette a tacere chi osa criticare i potenti e che colpisce il diritto dei cittadini a essere informati».

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