La caduta del generale Zhang: cosa succede nella macchina del potere cinese
di Luca Miele
Il numero due della potentissima Commissione militare centrale è incappato nelle maglie delle purghe di Xi Jinping, che resta sempre più solo al comando

Un caso di autofagia, con il potere cinese che divora sé stesso? O, al contrario, una mossa che testimonia quanto la posizione di Xi Jinping sia ormai inattaccabile all’interno nella macchina del potere cinese e quanto sia spietato il suo (consolidato) metodo di governo. L’immagine più ricorrente, usata dagli analisti per catturare quello che sta accadendo nella più impenetrabile delle stanze del potere, è quella del caos. Sta di fatto che la caduta di Zhang Youxia, il più alto generale in servizio e per anni considerato il più stretto alleato militare del presidente, nonché numero due della potentissima Commissione militare centrale, non è un evento casuale né isolato. Ma il terminale di una lunga catena di epurazioni.
La Commissione militare centrale (Cmc), presieduta dallo stesso Xi, contava sei membri in uniforme dopo un regolare rimpasto di leadership nel 2022. L'ultima picconatura (che non ha ancora portato a espulsioni formali), lascia al suo posto solo uno di quei membri: Zhang Shengmin, considerato “lo zar anticorruzione dell'esercito”, l’unico a sedere al fianco del presidente. “Che rimangano solo Xi e un generale è una cosa senza precedenti - ha spiegato alla Bbc Lyle Morris dell'Asia Society Policy Institute -. L'Esercito Popolare di Liberazione è nel caos, costretto a fronteggiare un vuoto di leadership importante".
Cosa è accaduto? È possibile addentrarsi nel labirinto di silenzi e reticenze che proteggono il potere (militare e politico) cinese? La notizia arriva da un briefing riservato ai massimi ufficiali militari tenuto sabato, riferito dal Wall Street Journal. Il briefing si è svolto poco prima che il ministero della Difesa annunciasse ufficialmente l'apertura di un'indagine su Zhang, per "gravi violazioni della disciplina del Partito e delle leggi dello Stato", senza fornire ulteriori dettagli. Secondo le fonti informate sul contenuto dell'incontro, Zhang risultava indagato anche per aver formato "correnti politiche", un'accusa che nel linguaggio del Partito comunista indica la costruzione di reti di potere personali in grado di minare l'unità della leadership. Ma l’accusa più grave emersa durante il briefing a porte chiuse riguarderebbe la presunta fuga di dati tecnici fondamentali sulle armi nucleari cinesi verso gli Stati Uniti, una delle più gravi violazioni della sicurezza nazionale nella storia recente del Paese. Un editoriale del People's Liberation Army Daily ha accusato Zhang e Liu di "aver seriamente calpestato e minato il sistema di responsabilità ultima che incombe sul presidente della Commissione Militare Centrale" – un gergo che, secondo l’interpretazione della Cnn, “suggerisce che rappresentassero una minaccia per ciò che più conta agli occhi di Xi: la sua autorità”. Il linguaggio ufficiale utilizzato nell'editoriale del PLA Daily "potrebbe suggerire che Zhang stesse diventando troppo potente per i gusti di Xi", secondo Neil Thomas, ricercatore presso il Center for China Analysis dell'Asia Society Policy Institute.
Una bomba. Zhang, considerato il più stretto alleato di Xi all’interno delle forze armate, è anche uno dei pochi alti ufficiali con esperienza di combattimento reale, visto che ha partecipato alla guerra del 1979 con il Vietnam. Come riporta China File, “il rapporto del generale con Xi va indietro fino alla collaborazione tra i rispettivi padri, entrambi veterani della guerra civile tra Mao Zedong e il Kuomintang. Zhang è stato uno dei più grandi sostenitori della radicale riforma dell’esercito imposta da Xi e negli anni ha occupato posizioni chiave nei progetti di esplorazione lunare e nello sviluppo degli armamenti”.
Gli interrogativi più inquietanti toccano il futuro. La demolizione della catena di comando militare quali effetti avrà sugli obiettivi della Cina? E soprattutto, come investirà il dossier Taiwan?
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