Chi è Tom Homan, lo “zar delle frontiere” mandato da Trump a Minneapolis

di Elena Molinari, New York
Il presidente chiama il governatore Waltz: «Lavoreremo bene insieme». Assalto in città all’Hotel dell’Ice. Dopo gli affondi di Obama e Clinton, è scontro politico. I dem: bloccheremo il bilancio della Sicurezza nazionale. Crepe anche nel Gop
January 26, 2026
Il superpoliziotto Tom Homan
Il superpoliziotto Tom Homan
Tom Homan, lo “zar delle frontiere” di Donald Trump, è arrivato a Minneapolis con l’incarico di «lavorare con le autorità locali» mentre la tensione nella città stretta dal gelo arrivava alle stelle dopo l’uccisione di Alex Pretti. La missione, annunciata dallo stesso presidente, è arrivata poche ore dopo una svolta inattesa: una telefonata tra Trump e il governatore democratico del Minnesota Tim Walz, descritta dal capo della Casa Bianca come «un’ottima chiamata», con toni insolitamente concilianti. «Sembrava che fossimo su una lunghezza d’onda simile», ha scritto Trump su Truth Social, spiegando di aver detto a Walz che l’obiettivo è «trovare tutti i criminali» e che «parleremo di nuovo nel futuro prossimo». Per la prima volta dopo settimane di attacchi verbali, le parole del presidente sono apparse come un timido segnale di de-escalation. Anche perché Trump, in parallelo, ha lasciato intendere che le operazioni federali in Minnesota non sarebbero permanenti, affermando che la sua amministrazione sta «rivedendo tutto» e che gli agenti dell’immigrazione «alla fine si ritireranno». Un messaggio rafforzato dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, che ha sottolineato come «nessuno alla Casa Bianca, tanto meno Donald Trump, voglia vedere americani feriti o uccisi nelle strade», pur criticando la retorica democratica contro l’Ice. Leavitt ha inoltre precisato che la sparatoria di Minneapolis è oggetto di indagine da parte di Fbi, Dipartimento per la Sicurezza interna e polizia di frontiera, e ha ribadito che la segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem resta al suo posto «con la piena fiducia» del presidente. Minneapolis, però, è rimasta in stato di allerta dopo l’uccisione sabato dell’infermiere trentasettenne durante un’operazione federale: episodio che, dopo l’omicidio di Renee Good, ha alimentato proteste, accuse di uso eccessivo della forza e un duro scontro politico. Centinaia di manifestanti hanno preso di mira un hotel dove sono alloggiati agenti federali: l’Home Suites è stato “assediato” per oltre un’ora, con vetrate colpite, scritte contro l’Ice sulla facciata e tentativi di forzare l’ingresso. La polizia è intervenuta per disperdere la folla.
Un memoriale improvvisato nelle strade di Minneapolis per ricordare Alex Pretti, l’infermiere di 37 anni ucciso sabato a colpi d’arma da fuoco da agenti federali dell’immigrazione
Un memoriale improvvisato nelle strade di Minneapolis per ricordare Alex Pretti, l’infermiere di 37 anni ucciso sabato a colpi d’arma da fuoco da agenti federali dell’immigrazione
L’atmosfera in città è resa ancora più complessa da un clima di solidarietà crescente tra manifestanti e forze dell’ordine locali. Reparti della Guardia Nazionale – riconoscibili per gilet gialli – sono arrivati a distribuire caffè, cioccolata calda e biscotti ai dimostranti in pieno gelo, mentre alcuni residenti avrebbero iniziato a chiedere la protezione della polizia quando in quartiere compaiono agenti federali mascherati e in assetto antisommossa. A chiarire la posizione della polizia di Minneapolis è stato il suo capo, Brian O’Hara, che ha dichiarato che Pretti «stava esercitando il diritto al Primo emendamento filmando le attività delle forze dell’ordine» e quello «al Secondo emendamento di essere legalmente armato» in uno spazio pubblico. Le autorità federali sostengono ancora la versione della legittima difesa. Nel frattempo emergono i primi segnali di fratture nel campo repubblicano. Chris Madel, avvocato di Minneapolis e candidato di punta del Gop alla carica di governatore del Minnesota, ha annunciato il ritiro dalla corsa definendo l’operazione “Metro Surge” un «disastro assoluto» e sostenendo che si sia spinta «ben oltre» l’obiettivo dichiarato di colpire i «peggiori tra i peggiori». Sul fronte giudiziario, lo scontro tra Minnesota e Amministrazione Trump è entrato in una fase cruciale. Un giudice federale, Katherine Menendez, ha ascoltato per quasi tre ore le argomentazioni dello Stato che chiede di bloccare il dispiegamento di circa 3.000 agenti federali, ma si è detta scettica sulla possibilità di intervenire con un’ingiunzione sulla base della violazione della “sovranità” statale. La giudice ha inoltre domandato se l’esecutivo stia cercando di raggiungere “con la forza” obiettivi che non riuscirebbe a ottenere in tribunale. La difesa federale ha negato, sostenendo che l’operazione mira esclusivamente a far rispettare le leggi sull’immigrazione. La decisione è attesa nei prossimi giorni. La crisi si riflette anche a Washington, dove i democratici al Senato hanno annunciato che non intendono approvare la legge di bilancio del Dipartimento per la Sicurezza interna, che include 10 miliardi di dollari destinati all’Ice. Il leader Chuck Schumer ha parlato di una situazione «sconvolgente e inaccettabile» e ha proposto di approvare le altre leggi di finanziamento lasciando fuori quella relativa alla sicurezza interna, per evitare che a fine settimana scatti un nuovo shutdown parziale. Anche il senatore indipendente Angus King ha detto di non poter votare fondi per l’Ice «in queste circostanze». Toni che echeggiano i messaggi inviati la sera prima da Barack e Michelle Obama, che hanno definito la morte di Pretti «un campanello d’allarme per tutti gli americani», chiedendo che l’azione delle forze federali sia «legale e responsabile», mentre Hillary Clinton, in un post, ha elogiato «decine di persone comuni» che in Minnesota «si prendono cura dei vicini, difendono le comunità e protestano contro la violenza illegale», definendole «meglio dell’America».

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