Via le sanzioni al petrolio russo: la mossa Usa che aiuta il Cremlino
di Luca Miele
Washington minimizza: "Si tratta di una misura a breve termine che si applica solo al greggio già in transito". Per gli esperti la Casa Bianca ha sottovalutato lo scenario legato alla chiusura di Hormuz

Il cortocircuito è evidente. Per pompare petrolio nei mercati, gli Usa hanno deciso di revocare le sanzioni sul petrolio russo, misure punitive imposte per arginare il flusso di denaro che finanzia la guerra di Mosca in Ucraina. Favorendo, così, uno dei Paesi più vicini al regime iraniano. Non a caso Kirill Dmitriev, rappresentante speciale del presidente russo per gli investimenti e la cooperazione economica con i paesi stranieri, ha affermato che "sempre più Paesi stanno iniziando ad acquistare petrolio russo grazie all'allentamento delle sanzioni statunitensi".
“Per aumentare la portata globale delle forniture esistenti, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti sta fornendo un'autorizzazione temporanea che consente ai paesi di acquistare petrolio russo attualmente bloccato in mare", ha fatto sapere il Segretario del Tesoro, Scott Bessent. Che ha cercato di minimizzare: "Questa misura mirata e a breve termine si applica solo al petrolio già in transito e non fornirà un significativo vantaggio finanziario al governo russo, che ricava la maggior parte delle sue entrate energetiche dalle tasse riscosse nel punto di estrazione". La mossa non è “inedita”. Washington nei giorni scorsi ha concesso alle raffinerie indiane “una deroga di 30 giorni per acquistare il petrolio russo attualmente bloccato in mare”. Lo stesso Bessent aveva spiegato: la decisione era finalizzata "a consentire al petrolio di continuare a fluire sul mercato globale".
Inevitabili i malumori. La senatrice democratica Jeanne Shaheen del New Hampshire, membro di spicco della Commissione per le relazioni estere del Senato, ha attaccato la decisione. "Mentre Putin aiuta l'Iran a colpire gli americani in Medio Oriente – ha detto -, il presidente sta ora riempiendo le casse di guerra del Cremlino. Invece di mettere sotto pressione l'economia russa in difficoltà, la guerra mal pianificata del presidente sta dando a Putin un guadagno inaspettato, mentre le famiglie americane si trovano ad affrontare prezzi più alti".
Due sono ormai le evidenze inaggirabili di una guerra che al momento non sembra, nonostante la retorica americana, intravvedere una fine. Primo: il conflitto passa sempre più per il petrolio. L’Iran, attraverso il controllo dello Stretto di Hormuz, sta “esternalizzando” i costi della guerra, “mettendo sotto pressione” l’economia globale. Secondo: come ha sottolineato la Cnn, “il Pentagono e il Consiglio di Sicurezza Nazionale Usa hanno sottovalutato significativamente la disponibilità dell'Iran a chiudere lo Stretto di Hormuz in risposta agli attacchi militari statunitensi durante la pianificazione dell'operazione in corso”. Secondo diverse fonti raccolte dall’emittente, “il team per la sicurezza nazionale del presidente Donald Trump non ha tenuto pienamente conto delle potenziali conseguenze di quello che alcuni funzionari hanno descritto come lo scenario peggiore che l'amministrazione si trova ora ad affrontare”.
Lo stesso tentativo di immunizzare la strategia iraniana – fornire una scorta militare alle navi – sembra al momento una soluzione impraticabile. "Succederà relativamente presto ma non può succedere ora, semplicemente non siamo pronti", ha ammesso Chris Wright, il ministro dell'Energia Usa. "Tutti i nostri asset militari sono al momento concentrati nel distruggere le capacità offensive dell'Iran e l'industria che rifornisce queste capacità", ha aggiunto Wright, avanzando la previsione che le scorte delle petroliere potranno iniziare alla fine del mese.
E mentre ieri l’Agenzia Internazionale per l’Energia ha ribadito che il mondo sta affrontando la «più grande interruzione dell’approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale», il vice ministro degli Esteri Majid Takht-Ravanchi ha fatto sapere che Teheran ha permesso alle navi di alcuni Paesi di attraversare le acque dello Stretto. Un privilegio che sarà riservato alle nazioni «che non hanno aderito all’aggressione». Petrolio destinato ai Paesi amici, che non hanno partecipato all’aggressione. Per esperti, siamo in realtà davanti a una chiusura dello Stretto Hormuz “selettiva”. I dati satellitari rivelano che il commercio petrolifero tra Iran e Cina rimane straordinariamente resiliente. “La tattica della flotta ombra, i terminali di esportazione alternativi e una rete nascosta di petroliere che operano "nell'ombra" contribuiscono a questa catena di approvvigionamento ininterrotta, mantenendo il flusso di petrolio greggio nonostante i ripetuti attacchi e le sanzioni. Questa delicata interazione tra confronto e commercio mette in luce la complessa dinamica di geopolitica, economia e strategia marittima nel 2026”. Una guerra nella guerra.
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