La guerra in Iran sta spingendo (di nuovo) l'India verso la Russia

Il gigante asiatico sta tornando a comprare petrolio da Mosca. Un boomerang per Trump che sconfessa la sua politica
March 10, 2026
Navi bloccate in attesa di attraversare lo Stretto di Hormuz
Navi bloccate in attesa di attraversare lo Stretto di Hormuz/ REUTERS
C’è un “effetto” non calcolato della politica di aggressione Usa all’Iran. Un fattore che rischia di immettere ulteriori dosi di instabilità nel disordine mondiale. Quel fattore è l’India. Per comporre il quadro della situazione, bisogna innanzitutto unire i (tanti) punti. Primo: l’India è un gigante di quasi un miliardo e mezzo. Secondo: è un gigante che cresce, e cresce più velocemente anche della Cina. Terzo: l’India è un gigante energivoro, il terzo consumatore mondiale di greggio. Quarto: il Paese copre circa l'88% del suo consumo energetico con le importazioni. Quinto: prima della guerra, il 50% delle spedizioni petrolifere destinate all’India passava attraverso lo Stretto di Hormuz. Sesto: sull’imbuto di Hormuz gravano ormai rischi enormi. Settimo: New Delhi, come ha scritto la Reutersè il Paese più vulnerabile agli shock di approvvigionamento di greggio, potendo contare su scorte molto più basse, ad esempio, rispetto a quelle cinesi.
Il risultato? New Delhi è tornata a “rivolgersi” a Mosca, dopo aver tagliato gli acquisti di petrolio russo proprio per le pressioni statunitensi. Un cortocircuito per gli Usa di Donald Trump se è vero che, come ha scritto la Cnn, “per gran parte dell'anno scorso, Washington ha cercato di privare di liquidità la macchina da guerra di Mosca, in parte eliminando uno dei suoi clienti più fedeli: l'India”.
Un boomerang che potrebbe dare ossigeno all’economia russa e “riabilitare” la Russia di Putin come un partner politico e commerciale. Insomma, la politica Usa finalizzata a staccare definitivamente l’India dal blocco euroasiatico rischia una battuta di arresto. Per Trump una sconfessione. L'anno scorso il presidente Usa aveva imposto all’economia indiana dazi al 50%, di cui un 25% sull'acquisto del petrolio russo. A febbraio la decisione di tagliare i dazi al 18%, grazie all’impegno di New Delhi di acquistare meno greggio russo.
Poi il nuovo cambio di rotta. Niente più ostracismo verso il mercato russo. Almeno per un po’. Washington ha concesso una “deroga temporanea di 30 giorni" al gigante asiatico. "Questa misura, deliberatamente a breve termine, non fornirà significativi benefici finanziari al governo russo, poiché autorizza solo transazioni che riguardano petrolio già bloccato in mare", ma "allevierà la pressione causata dal tentativo dell'Iran di prendere in ostaggio l'energia globale", ha assicurato il segretario del Tesoro Usa Scott Bessent. Toni che non sono piaciuto molto alla controparte indiana. New Delhi “non ha mai fatto affidamento sul permesso di alcun paese per acquistare petrolio russo”, hanno replicato fonti governative.
E mentre i prezzi del petrolio sono schizzati verso l’alto – domenica è stata infranta la soglia dei 100 dollari al barile per la prima volta dall'invasione russa dell'Ucraina nel 2022 – l’India si “riaggancerà” alla Russia. Per Sumit Ritolia, analista di ricerca presso di analisi Kpler, non ci sono dubbi. Come ha detto alla Cnn è prevedibile che l'India tornerà "ai livelli pre-sanzioni, acquistando circa il 40-45% del greggio dalla Russia". Un generoso regalo a Putin.

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