I nostri soldati rientreranno da Erbil. E sulla guerra il governo "chiama" l'opposizione
Il ministro della Difesa, Crosetto: «È stato un attacco deliberato». A ventiquattr'ore dal bombardamento alla base militare italiana nel Kurdistan iracheno, prove di dialogo tra i partiti, anche se la tensione resta alta. Meloni telefona a Schlein e Conte. La minoranza: cessate il fuoco immediato, questo conflitto non doveva iniziare

Le notizie che arrivano dalla base militare italiana a Erbil, nel Kurdistan iracheno, bombardata da un drone nella notte tra mercoledì e giovedì, sono confortanti. Ma la giornata dei ministri della Difesa Guido Crosetto e degli Esteri Antonio Tajani - in costante contatto con Giorgia Meloni - è lunga e le ore si susseguono nel tentativo di dipanare l’intricata matassa di informazioni. Con la certezza di voler rimpatriare quanto prima i nostri militari (rimasti illesi), così come il personale dell’ambasciata di Erbil, mentre si prevede la riduzione di quello della sede di Baghdad. Sullo sviluppo degli eventi sono messi al corrente anche tutti i segretari delle opposizioni, assicura il titolare della Farnesina, che rende noto il timing con cui lo stesso Crosetto ha avvertito in nottata la premier, poi in seconda battuta lo stesso leader di FI, e la presidente del Consiglio stessa ha chiamato i leader dei partiti di minoranza, uno ad uno, confermando l’invito al tavolo a Palazzo Chigi.
Inutile correre rischi, ragiona il vicepremier, confermando a sera l’exit strategy, che risulta difficile, dovendo comunque tracciare un percorso via terra. Ma i nostri soldati, ripete Tajani, «stanno tutti quanti bene». Per adesso, a fronte dei nuovi attacchi che si contano di ora in ora, «continuano ad operare le missioni per le garanzie del trasporto marittimo». Il ministro degli Esteri fa il punto anche al Tg4. «Abbiamo adottato tutte le contromisure necessarie per garantire la sicurezza dei nostri cittadini e di tutte quelle che potrebbero essere le aree a rischio di possibili attentati. Però la nostra intelligence, i Servizi segreti, la Polizia, i Carabinieri, vigilano con grande attenzione». E «non ci sono segnalazioni di attacchi immediati, anche perché l’Italia non è in guerra con l’Iran, non intende partecipare a questa guerra», assicura Tajani.
Quanto ai rientri dalla base colpita di Camp Singara in Iraq, incalza il titolare della Difesa Crosetto, «abbiamo già fatto rientrare 102 persone in Italia da quella missione, ne abbiamo spostate una quarantina in Giordania, e, degli attuali 141, era già in fase di programmazione un rientro, che non è facile perché - spiega - non è possibile mandare un aereo» e quindi si dovrebbe passare via terra dalla Turchia, dice.
Crosetto si dice certo che quello di Erbil sia stato un «attacco deliberato. Quella - spiega - è una base della Nato ed è anche americana». E a colpire sono state con molta probabilità «milizie filo iraniane che sono in Iraq», conferma ancora Tajani.
Proprio per questo, continua, i militari «verranno spostati in tempi rapidi, così come è stato fatto in Kuwait, perché è inutile lasciarli sotto il rischio di bombe che continuano a arrivare, droni, missili. Dobbiamo garantire la sicurezza dei nostri militari, così come garantiamo quella dei nostri concittadini che lavorano e operano in queste parti del mondo».
Accertato, dunque, che i danni subiti sono stati solo «materiali», ma «non di enorme entità», gli esponenti del Governo hanno continuato a studiare la situazione per l’intera giornata, sempre in costante contatto con la premier e con il capo di Stato maggiore Luciano Portolano. Al contingente italiano e alle famiglie dei militari è arrivata la solidarietà di tutte le istituzioni e di tutti i partiti. «Ferma condanna per l’attacco» e «gratitudine» sono state espresse dai presidenti del Senato Ignazio La Russa e della Camera dei deputati Lorenzo Fontana, a nome di tutto il Parlamento. Anche i ministri hanno voluto manifestare «vicinanza» ai militari in missione.
Alla notizia dell’attacco, intorno alla mezzanotte, i leader delle opposizioni avevano chiesto una nuova informativa della premier. «Siamo preoccupati», ha spiegato la segretaria del Pd Elly Schlein, esprimendo «solidarietà ai nostri militari che hanno subito questo». E con l’occasione, ha rinnovato «la richiesta di un cessate il fuoco immediato» della «guerra illegale che non doveva iniziare».
Anche Giuseppe Conte esprime la vicinanza ai militari, a nome del M5s. L’ex premier snocciola i numeri che stanno emergendo delle vittime dei bombardamenti. «L’Italia - accusa Conte - non può più continuare a dire, come ha fatto Meloni, che "non ha elementi" per condannare o condividere gli attacchi illegittimi».
© RIPRODUZIONE RISERVATA






