Aprile 1971 - Roma

A dodici anni mio padre mi mostrò Roma d’aprile: troppa bellezza, per sempre negli occhi.
January 30, 2026
Avevo 12 anni quando mio padre mi portò a Roma. Aveva aspettato aprile, papà, ben sapendo che è l’ora dell’incanto, ai Giardini del Palatino. Il Foro Imperiale con i suoi archi, in piedi, duemila anni dopo. Troppa bellezza: restai come sopraffatta. Non riuscivo a dire una parola. Ricordo un piccolo tempio pagano al Palatino, mio padre mi spiegava cos’era ma io ero ipnotizzata dai venti gatti, di ogni colore e dimensione, che si affacciavano a spiarci dalle colonne. Avrei voluto accarezzarli tutti. In un vicolo del centro papà prese a destra, poi a sinistra, con sicurezza. «Chiudi gli occhi», mi disse. Li aprii davanti alle fontane di Navona, gorgoglianti di vita. L’identica prospettiva da cui lui, mi raccontò, aveva visto quella piazza, ragazzo, per la prima volta.
A San Pietro, era sera, mi portò al centro del Colonnato, esattamente sopra a una mattonella rotonda. Il punto in cui le colonne si allineano perfettamente, nascoste dietro la prima, in un capolavoro prospettico. Non sapevo allora che proprio sotto la verticale del Cupolone c’era la tomba di Pietro: “Petrus enì”. Non sapevo neanche che quelle mattine di aprile mi sarebbero rimaste per sempre stampate negli occhi, nella meraviglia dei dodici anni: non donna, non più bambina, per mano a mio padre, abbagliata di bellezza.

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