Riscoprire Basile, il padre barocco della fiaba europea
“Lo cunto de li cunti” in traduzione è stato un modello per i Grimm, ma l'originale in napoletano è stato d'ostacolo per l'Italia. Esce ora la versione di Elio Pecora

Nel 1634, nel pieno fulgore del Barocco, nasce in Italia il primo e il più importante libro di fiabe: non solo, ma con Lo cunto de li cunti, scritto in napoletano dal napoletano Giovanbattista Basile nasce la fiaba, inesistente fino a quel giorno nella letteratura d’Occidente. Dubito che questa raccolta di cinquanta favole raggiunga il livello del capolavoro fiabesco di ogni tempo, Le mille e una notte, “ il libro dei libri” per Robert Luis Stevenson, ma certo da quel momento anche la fiaba, che anima e ispira il magico libro d’Oriente - nato e cresciuto per secoli e secoli, da Paesi e luoghi diversi - diviene genere letterario nell’Occidente. Che conosceva certo momenti fiabeschi, nelle Metamorfosi di Ovidio, in pochi racconti della Grecia, o in alcune commedie di Shakespeare, ma elementi fusi nel poema o nel teatro. Il genere letterario della fiaba nasce con Lo cunto de li cunti, cui attingeranno, dopo averlo con gioia scoperto, i fratelli Grimm, Charles Perrault, e altri autori tedeschi e inglesi: famose sono le versioni di Cenerentola, Il gatto con gli stivali, La bella addormentata (che incanterà incantevolmente nei capolavori di Walt Disney e dei Colla), Hansel e Gretel. Lo stesso Andersen troverà ispirazioni nel libro di Basile. Scoperto in Italia dal filosofo Benedetto Croce, che lo tradusse e introdusse, e ora proposto nella traduzione meritevole, felice, di un poeta, Elio Pecora. Come ogni vera traduzione diviene un nuovo libro pur restando sempre lo stesso: è il magico paradosso del tradurre. Una scelta ammirabile per la fluentemente poetica opera in prosa del poeta Pecora e la proposta dell’editore Bibliotheka, che in un volume da leggere sognando (pagine 448, euro 21,00), ci presenta la nuova versione di uno dei grandi libri della nostra letteratura. «L’Italia possiede nel Cunto de li Cunti o Pentamerone del Basile - scriveva Croce nel 1925 - il più antico, il più ricco e il più artistico fra tutti i libri di fiabe popolari; com’è il giudizio concorde dei critici stranieri conoscitori di questa materia, e, in primo luogo, dei fratelli Grimm. Eppure l’Italia è come se non possedesse quel libro, perché scritto in un antico e non facile dialetto». E, prosegue il filosofo innamorato di Basile, in Italia non lo leggeva quasi nessuno, nemmeno a Napoli. Mentre invece lo leggevano e conoscevano i tedeschi, che avevano una traduzione dal 1848, e gli inglesi, che oltre a una più volte ristampata antologia, dal 1893 potevano godersi l’opera intera nella versione del Burton. In tedesco, e in inglese, dal napoletano: nulla in lingua italiana. «Intento di questa mia nuova fatica - affermava profeticamente Croce - è di far entrare l’opera del Basile nella nostra letteratura nazionale, togliendola dall’angusta cerchia in cui ora è relegata e di acquisire all’Italia il suo gran libro di fiabe».
Lo cunto de li cunti, noto anche come Pentamerone, è una raccolta di 50 fiabe raccontate da 10 novellatrici in 5 giorni, in una cornice che segue il modello del Decamerone di Boccaccio. Giovanbattista Basile nacque a Napoli nel 1575, e vi morì nel 1632, «uno dei tanti italiani, veri avventurieri onorati», di quel tempo, scrive Croce: mercenario per la Repubblica di Venezia, poi incarichi in molte corti con varie mansioni tra cui quella di letterato. Le sue tre sorelle emersero come celebri “cantatrici”, nacque con loro la figura della “virtuosa”, si diceva allora, e “cantante” in seguito. Celeberrima Adriana Basile, che ispirò anche versi a John Milton dopo un concerto a Roma. Autore di odi e altre composizioni di argomento cortigiano, versi in italiano o in spagnolo, canzonette e mottetti per musica, a un certo punto decise di scrivere in napoletano, nove dialoghi in versi che chiamò “egloghe”, le Muse napolitane, e poi il capolavoro. Barocca e raffinata architettura, personaggi. Cenerentola, La Bella addormentata, e molti altri, che avranno ampia diffusione nella cultura europea, con elaborazioni che le confermeranno figure universali, come accade dei miti. Dal teatro di Gozzi, che nel Settecento crea drammi fiabeschi famosi, pensiamo a La donna serpente, ai già citati autori di fiabe, fino a Walt Disney. E indimenticabile la straordinaria opera musicale in tre atti La gatta cenerentola di Roberto De Simone, che debuttò a Spoleto nel 1976 e spopolò nel mondo per anni.
Bastano i nomi, per creare subito un ammaliante libro di fiaba, non pseudofiaba evasiva e sognante, chagalliana, ma fiaba dura e drammatica quanto saranno quelle di Andersen e Wilde, della stessa stoffa delle Metamorfosi di Ovidio e della Tempesta di Shakespeare. Ecco alcuni dei nomi: La mortella, La gatta Cenerentola, La cerva fatata, La vecchia scorticata, Il serpente, Rosella, Le tre fate, Il dragone, Le tre corone, Il corvo, Il tronco d’oro. Subito nel brivido del profondo. Fatto aereo dalla lingua, dal canto.
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